Quando ci libereremo della odiosa parola “extracomunitario”? Anche stamattina mi è rimbombata nelle orecchie, nel corso di un radiogiornale di Radio 24.
Si tratta di un epiteto razzista e disgustoso che sottintende che tutti coloro all’interno della comunità europea siano accettabili e che quelli al di fuori siano dei diversi, o degli inferiori.
Nella maggior parte dei casi, si definisce extracomunitario un immigrato dal continente africano. Entità che, se ricordo bene, è suddivisa in stati ben identificati, quindi perché non citare direttamente la nazionalità?
Certamente perché fa gioco usare il termine generico “extracomunitari” per riassumere, come sintetizza brillantemente il Devoto Oli, “gente immigrata da paesi economicamente arretrati“. Lo Zingarelli specifica ancora meglio: “Chi proviene da Paesi non appartenenti all’Unione Europea, specie con riferimento agli immigrati in cerca di occupazione provenienti da Paesi economicamente arretrati“.
Wikipedia riporta una condivisibile deduzione di Grace Russo Bullaro: ”il sentimento dietro il termine extracomunitari e’ lo stesso di quello che ha generato il termine “terroni“. Un sentimento tutt’altro che nobile.
Certamente non mi è capitato di sentire apostrofare statunitensi, neozelandesi, samoani, australiani, svizzeri come “extracomunitari”.
Prima seppelliremo questa parola maledetta, meglio sarà.
Per quanto mi riguarda, Ich bin terronen e pure extracomunitario.






