Enel, la telelettura del contatore non funziona. Nel dubbio ti mando 200 euro di bolletta.

Il contatore digitale dell’Enel è una barzelletta. Abbiamo la fortuna di possedere una casa di vacanza che purtroppo ci godiamo solo in estate. Per nostra sventura però ci tocca avere a che fare con l’Enel, che ci ha montato due avveniristici contatori digitali.

La peculiarità di questo contatore è di comunicare in maniera telematica le letture all’Enel.

Potete immaginare la nostra sorpresa quindi quando ci è arrivata una bolletta da 200 euro per il periodo che va da ottobre a dicembre.

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La prima cosa che ti viene in mente è che qualche pirata si sia collegato alla nostra linea elettrica, o che qualcuno ha tirato una prolunga e stira, lava e scalda la casa con la nostra corrente.

Una chiamata all’Enel ha chiarito invece che la situazione non è preoccupante, ma farsesca. Il fornitore finora ha sempre e solo stimato i consumi. Esterrefatto, ho chiesto “ma la fantomatica tele lettura dei contatori digitali?”. “Mi dispiace”, mi rispondono, “abbiamo avuto dei problemi”.

E probabilmente prevedono che continueranno ad averne, perché mi hanno detto che per evitare ulteriori e dannose stime, dal 3 al 5 febbraio dovremo chiamarli per comunicare la lettura.

Quindi per ora, si pagano 200 euro per un appartamento vuoto e poi, forse, a febbraio ci scaleranno il maltolto. Se una  qualsiasi azienda sul mercato libero facesse certe cose, si troverebbe senza clienti, tranne quelli che l’aspettano in tribunale

Ho una sola definizione per queste politiche: vergognose.

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Le Sturmtruppen rinascono su iPhone con iSturm

iPhone e iPod Touch aiuteranno a far rinascere la passione per fumetti vecchi e nuovi, così come il Podcast ha dato nuova linfa vitale alle radio.

Tra le novità di questi giorni mi piace sottolineare iSturm il remake in digitale di “Sturmtruppen” di Bonvi, un caposaldo della generazione che ha passato i trenta. Il prezzo? Un affarone, meno di un euro. Chi indovina la citazione immagine quale altro grande fumetto del passato vorrei presto vedere in digitale!

Create da Bonvi nel 1968, le Sturmtruppen sono uno tra i fumetti italiani più amati e di maggior successo di sempre, tradotte in undici lingue e pubblicate in venti paesi. Offrendo diversi “piani di lettura”, le Sturmtruppen sono adatte a ogni tipo di pubblico; dal 2005 vivono un’altra giovinezza, conquistando anche nuove generazioni di giovanissimi appassionati. Ora con l’applicazione per iPhone chiamata iSturm si pensa al futuro.

Il fumetto è di genere comico ma non dimentica di testimoniare il rifiuto della violenza e della guerra divulgato grazie all’ironia: uno dei mezzi più efficaci e universalmente comprensibili.

Il campo Sturmtruppen è un universo popolato da soldati semplici e ufficiali, metafora di ogni comunità divisa tra i privilegi di un’autorità che comanda e le ingiustizie inflitte ad una popolazione che deve obbedire. Lo scenario storico è quello della seconda guerra mondiale, ma i meccanismi del “campo” (soprusi, imbrogli, abusi di potere, ma anche cameratismo e spirito di sopravvivenza…) sono senza tempo: riferimenti all’attualità vengono spesso introdotti nel contesto narrativo potenziandone l’effetto comico. Le Sturmtruppen hanno come obiettivo primario il divertimento puro.

L’uso del “tedeschese”, parodia dell’idioma tedesco, è ormai entrato nell’immaginario collettivo sia in Italia che all’estero («parli come una Sturmtruppen!»), ma a innescare l’irresistibile umorismo del fumetto sono anche l’ambientazione parodistica da war movie, le follie degli ufficiali, le disastrose tattiche difensive, i prigionieri e gli alleati, le gavette colabrodo, i topi da compagnia…

Uno dei meccanismi comici della serie scaturisce dal contrasto tra l’estremo rigore marziale e l’inutilità del contesto in cui si muove l’intero battaglione. Si ride con gag in stile slapstick comedy, ma anche con dialoghi surreali e taglienti, in un insieme di umorismo immediato, di facile fruibilità e raffinata ironia ed è proprio la chiave di lettura a più livelli, caratteristica delle Sturmtruppen, a renderle estremamente divertenti per un pubblico eterogeneo, dai bambini agli adulti.

Agitare l’iPhone in pubblico ti fa sentire stupido

Poco fa in stazione, mentre aspettavo il treno, ho deciso di provare la funziona “Agita per casuale” di iPhone e iPod Touch. Ho agitato un paio di volte l’aggeggio, con un certo vigore, per passare a un’altra canzone. Al terzo tentativo tutti i vicini mi stavano già guardando come se fossi un povero mentecatto.

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A volte la tecnologia ti emargina.

Mi abbono a Wired, mi chiamano per proporre GQ. Tecnofilo uguale voyeur?

Sono abbonato a Wired da prima che il numero uno apparisse in edicola. Naturalmente mi sono abbonato per guardare le splendide pagine pubblicitarie, interrotte da alcuni contenuti editoriali di vario interesse. E poi perché mi offrivano due anni a 19 euro, insomma nella peggiore delle ipotesi, veniva meno della carta da imballo alla Metro.

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La patata tira sempre.

Wired da sempre è all’avanguardia per la pubblicità e spero che porti una ventata d’aria fresca nel settore, convincendo tutti che si può fare qualcosa d’innovativo dal punto di vista dell’impatto grafico anche su carta. Finora dopo un inizio promettente, c’è ancora tanto da fare, le ultime uscite mi hanno convinto poco e stanno lì, inerti, nello studio bianco, in attesa di una nuova seduta.

La cosa che non ho capito è però come mai oggi mi ha chiamato una signora della Condé Nast per propormi un’abbonamento a GQ. La sciura era convinta, dice “ma come, ci risulta che lei sia interessato.”

Evidentemente ci deve essere un nesso tra la passione per la tecnologia e la tendenza compulsiva a scrutare tette e culi patinati. Intendiamoci, in GQ ci sono tante scritte, ma fondamentalmente i maschietti lo comprano per vedere le foto delle patatone, e non credo che tante donne lo comprino.

Misteri della profilazione sciocca.

Su Internet leoni, nel mondo reale?

… la rima vien da sé.

Molti navigatori hanno la tendenza a fare i gradassi e i volgari su forum e comunità online come se si sentissero impuniti. Davanti al monitor, nella tranquillità di casa, aggrediscono, insultano, assalgono.

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Com’è possibile, con tutti questi fenomeni della polemica, che siamo un paese di pecoroni, regolarmente abbindolati da una mediocre classe politica?

Cosa fanno nella vita reale tutti questi leoni di Internet, mentre il Paese gli va in malora attorno?

Forse questi banfoni over IP sono capaci di alzare la voce solo dalla connessione a Internet della propria casetta?

Io non ho mai digerito i gradassi del bit, ma nonostante tutto ho sempre risposto pacatamente a chiunque, perfino a gente che insultava in maniera oscena e cafona. Ovviamente si tratta di gente che spesso e volentieri non  fornisce nome e cognome, ma si protegge dietro a qualche nickname.

Mi piacerebbe, prima o poi, vedere qualcuno di questi fenomeni della tastiera chiamati a rispondere di diffamazione davanti a un giudice.

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Io non denuncerei mai nessuno, perché sono pronto a prendermi insulti per rimanere coerente con la mia filosofia, che è quella della massima libertà d’espressione.

Qualcuno però se lo meriterebbe. Perché per stare al mondo bisogna avere i coglioni, non fare i coglioni. La differenza è sottile, ma rilevante.

MacOSX non riconosce l’iPhone. Nel correttore ortografico.

Il bello di usare prodotti Apple è criticarli. Ecco perché amo ridicolizzare i fanboy spudorati, quelli che, per intenderci, vanno in brodo di giuggiole ogni volta che Steve Jobs apre bocca. Che gusto c’è a vivere un qualsiasi fatto della vita tenendo sotto naftalina l’esercizio della critica?

Insomma, ecco una piccola incoerenza di MacOS che cito solo per provocare più fanboy possibili. In Mail.app, il client di posta di MacOSX, ho scritto per sbaglio ipone, al posto di iPhone. Il correttore ortografico integrato giustamente mi segnala l’errore con la sottolineatura rossa. Convinto, clicco con il tasto destro del mouse, sicuro che apparirà “iPhone” tra le correzioni suggerito, sicuro che perfino la P maiuscola sarà al suo giusto posto, dopo un i minuscola. Questo non accade, non casca il mondo, ma è giusto una curiosità. Microsoft comunque non è da meno, il correttore ortografico di Word non conosce Zune.

E ci credo, chi l’ha mai visto?

Halloween è uno strazio, ma Cooking Mama lo rende più carino

Disprezzo Halloween, ma tengo in altissima considerazone Cooking Mama. Se lei è così felice da insegnarci la ricetta per creare la zucca demoniaca, chi sono io per contraddirla?

Post inutile, lo so, ma oggi ero troppo stanco e Cooking Mama mi ha ridato energie, grazie ad Halifax per il comunicato stampa :)

Il Sole 24 Ore è l’unico grande quotidiano senza abbonamento digitale

Una delle attività quotidiane dei moderni scriba è la rassegna stampa mattutina. In redazione consultiamo i principali quotidiani nazionali, nelle loro versioni digitali, in maniera pratica e immediata e senza sprecare carta e contribuire all’inquinamento. Quando ho fatto il giro del rinnovo degli abbonamenti sono rimasto esterrefatto nello scoprire che “Il Sole 24 Ore” tuttora non offre l’abbonamento in versione PDF, o navigabile, o in qualche altra modalità digitale. La cosa mi ha lasciato di sasso, non volevo credere a quanto leggevo sul sito e, poi, a quanto mi diceva l’operatrice telefonica.

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Ebbene per quanto insistessi non c’era verso. Pare che il Sole 24 ore abbia pubblicato in PDF per alcuni anni, dopodiché ha compiuto un’anacronistica e inspiegabile marcia indietro.

A onore del vero, i professionisti di finanza e contabilità hanno a disposizione servizi online tramite i quali possono consultare l’archivio storico del Sole. Una buona opportunità, che però non è la stessa cosa di un abbonamento in PDF.

La cosa più buffa è che il Sole in edizione cartacea ha uno storico inserto settimanale sull’innovazione, Nova24.  Radio 24, la radio del gruppo, ha inoltre in palinsesto due interessanti trasmissioni dedicate a tecnologia e innovazione, 2024 e Nova Lab 24. I conduttori di queste ultime, Enrico Paglirini e Luca Tremolada, forse un giorno ci spiegheranno l’arcano di questo gruppo da un lato molto innovativo e dall’altro tremendamente conservatore.

Cancelliamo la parola “Cool” dal nostro vocabolario

Sento dire e scrivere sempre più spesso la parola inglese “cool”. Ci sono cascato anch’io qualche volta, ma mi sono subito ravveduto. Cool può essere un aggettivo o un’esclamazione. Come aggettivo vuol dire fico, o figo. Come esclamazione sta per “figata!”.

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Che ti viene in mente quando senti dire “cul”?

In una frase in italiano Cool suona malissimo. Del resto quale parte anatomica ti viene in mente sentendo dire “cul”? Certamente niente di nobile.

Cool va bene solo per chi pensa che una parola in inglese sia sempre più fica di una in italiano. Quando una parola italiana suona meglio ed esprime lo stesso concetto in maniera concisa e comprensibile, evitiamo l’inglese o altre lingue straniere. Così si scansano anche eventuali figure da “cul” nel caso di errori di scrittura o di pronuncia, che sono sempre in agguato.