iPad, il nome della vergogna

Oggi abbiamo scoperto l’iPad, un prodotto nuovo, interessante e discutibile.

A quanto pare è discutibile anche il nome. Apple è impegnata in una sfida con Fujitsu, perché anche l’azienda giapponese sta cercando di appropriarsi del nome, dal lontano 2003, molto prima che a Cupertino gli venisse l’idea dell’iPod ciccione.

Se il prodotto è discutibile, quindi, il nome è proprio da dimenticare. Cambiare una vocale, da iPod a iPad, sembra davvero un gesto quanto meno pigro. Per quanto il termine “pad” sia adatto a descrivere il prodotto, è vero anche il fatto che significa anche “assorbente”, non come aggettivo ma come sostantivo.

E poi salta fuori che la proprietà del nome non è sicura? Figura meschina su questo fronte.

Visto che ormai il prodotto c’è e lo conosce tutto il mondo, è quasi certo che il giudice lo concederà ad Apple. Fujitsu lo usa da più tempo, ma per un prodotto specifico (per negozianti e ristoratori), molto più costoso.

Però potevano risparmiarsela: mettersi a litigare per un nome che sta facendo sbellicare dalle risate? No, grazie.

Detto questo, il giudizio sul prodotto è ancora in sospeso. Preferisco dargli qualche mese. Anzi, fino a passato Natale, prima di dire se sarà iFiasco o un iVittoria.

Aggiornamento: modificato il testo, dopo i consigli di Adriana, che potete leggere nei commenti.

Apple iPad, 500 dollari per entrare nel nuovo mondo.

Alla fine l’iPad è arrivato, come tutti si aspettavano.

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La sorpresa più grande è il prezzo di partenza: con 500 dollari non ti compri nemmeno un iPhone. Per il resto niente di sorprendente: c’è il processore da 1 GHz sviluppato da Apple, disco SSD (da 16 a 64 GB),e la compatibilità con le applicazioni per iPhone.

Volendo ci si può attaccare una tastiera fisica, cosa che lo rende molto più interessante.

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Tra le altre novità dell’evento Apple, c’è i nuovo SDK, che include il tablet.

Le applicazioni originali per iPhone girano alla risoluzione originale, oppure possono essere scalate a schermo pieno. L’effetto sembra accettabile, nonostante lo zoom del 200%.

Dopo il prezzo dell’iPad (sto seriamente pensando di comprarlo) la nota più rilevante è che Apple venderà anche libri. Con poca fantasia, si chiamerà iBook Store. Molto carina l’interfaccia, che mostra una libreria con i prodotti posseduti.

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“Cinque dei maggiori editori del mondo ci stanno supportando”. Prevedibile, ma apprezzabile.

Supporterà il formato ePUB. Wow! Stavo quasi per alzarmi. Tanta apertura da parte di Apple è quasi sospetta.

D’altra parte con uno schermo da 9,7″ si legge piuttosto bene.

Note dolenti: con 499 dollari ti porti a casa la versione senza 3G e con 16 GB di memoria. La versione più costosa costerà 830 dollari. Molto, ma meno di quanto mi aspettassi, e decisamente poco per un prodotto della Mela.

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A conti fatti Apple ha fatto esattamente quello che tutti si aspettavano. Ma è riuscita a stupire con una cosa in cui nessuno scommetteva. Un prezzo interessante, seppure ancora alto.

Cosa vuole dire? Che applicazioni e contenuti scaricabili sono il bottino a cui puntare.

A domani, su Tom’s Hardware, con qualche dettaglio in più.

Sindrome cinese: non è Google, non è la Cina, è il domani che ci piomba addosso.

La questione degli attacchi ai danni di Google della settimana scorsa è diventata velocemente un affare di stato, che vede contrapporsi le prime due superpotenze del pianeta, cioè la Cina e gli Stati Uniti. La prima cosa che voglio sottolineare è che gli USA vivono, al momento, una sudditanza economica verso la Cina, che, in diverse forme, possiede una buona parte del capitale e del debito pubblico statunitense. In altre parole Hu Jintao tiene Obama per le palle, e immagino che quest’ultimo non ne sia proprio contento.

Fantascienza, certo, ma non proprio al 100%.

Fantascienza, certo, ma non proprio al 100%.

Tornando alla faccenda Google. Due settimane fa ci sono stati gli attacchi ai server di Big G. Una storia piuttosto complessa, che ho appena tratteggiato nel post precedente. Gli attacchi provenivano da territorio cinese, stando alle analisi interne di Google, e tutti hanno pensato al governo di Pechino, ma nessuno lo ha detto apertamente, a livello istituzionale, nemmeno ora. Read the rest of this entry »

Google Vs China, una matassa difficile da sbrogliare.

1. Introduzione

Tutti, o quasi, hanno sentito parlare dello scontro tra Google e il governo cinese, nato dagli esiti della chiamata “Operazione Aurora”, che ha portato alcuni (bravi) esperti informatici ad infiltrarsi sui server di Google, e sottrarre informazioni da alcuni account di posta elettronica, e altre informazioni, genericamente descritte come “proprietà intellettuale” di Google.

La storia qui è tutt’altro che chiara, ma ci sono comunque alcuni punti che si possono approfondire fin da subito, fermo restano che gli strascichi di questa storia si sentiranno per anni. Anzi, a pensarci bene questa faccenda segna probabilmente un punto di svolta nell’economia del 21esimo secolo, le cui conseguenze sono impossibili da prevedere.

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Arriva l’HTML5 su YouTube, per Chrome e Safari

Lo standard HTML5 si può finalmente toccare con mano. YouTube lo ha infatti attivato, da qualche ora. Basta collegarsi a questa pagina, cliccare su “aggiungimi alla beta”, ed ecco fatto!

Da questo momento tutti quasi i video che vedrete useranno lo standard HTML5, e non il player flash, usando il codec H.264, universalmente considerato tra i migliori in circolazione, se non il migliore in assoluto.

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Cosa significa? In primo luogo meno risorse usate, rispetto al riproduttore in flash. È una cosa fondamentale. Ne saranno felici gli utenti Mac, per i quali siti come YouTube sono sempre impegnativi. Non ho avuto modo di verificare, ma sono certo che con i MacBook la differenza sarà notevole.

E per gli altri? I video sono gli stessi, a parte alcune funzioni che ancora non sono attive, come i sottitoli o la pubblicità. Si caricano più velocemente, è ve li potete godere anche se la connessione non è delle migliori, o se è congestionata.

L’ho provata con “Escape from City 17” dei Purchase Brothers, e il risultato è stato strabiliante. La versione a 720p si è caricata in meno di 30 secondi, e la visione a schermo intero è stata naturale come con un video registrato su hard disk.

I video integrati in altre pagine, però, continuano a usare il player flash. Ma è meglio che niente.

Al momento questa novità funziona solo con Chrome, Safari e Internet Explorer con Chrome Frame. Vale la pena di provarlo, anche se a dirla tutta le differenze, durante la visione, non esistono.

Fan di Guerre Stellari? Non abbastanza

Ci sono tanti film, libri e saghe che sono diventati miti della cultura contemporanea, almeno di quella pop. Pochi però possono eguagliare Guerre Stellari. Se credete di essere dei fan più sfegatati di questi, non esitate a spedirmi le prove.

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Bisogna accertarsi che l’erede segua le orme del padre, e che viaggi al sicuro da quei fastidiosi ribelli.

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Storicamente non è esatto, perché Luke e Leyla furono separati alla nascita. La somiglianza con l’immagine originale resta eccezionale. Read the rest of this entry »

L’anonimato online non esiste

La privacy è morta è sepolta. O meglio, lo è l’anonimato online, così come è concepito da moltissimi utenti. Non che ci fosse bisogno di dimostrarlo, ma forse una prova concreta può tornare utile.

Ci sono persone, tante, ovunque, che s’illudono di poter scrivere peste e corna di chiunque, protetti da un nome falso (chiamatelo pure nick, se vi piace), e da un indirizzo email creato ad hoc. Questi personaggi, quando si sentono abbastanza protetti dall’illusione di anonimato, sono pronti a insultare, parlare male di chiunque e qualunque cosa, solo perché è divertente.

In gergo si chiamano troll, ma li potete anche definire stronzi per abitudine. Il fatto è che vivono in un sogno di carta. Zee lo ha dimostrato, scoprendo l’identità di uno di questi personaggi in poco più di due mesi. Praticamente alla velocità della luce.

La prossima volta che volete fare un commento offensivo, pensateci. Se qualcuno decide di trovarvi, di prendervi quel poco di disturbo che serve, non ci vuole molto. Magari la persona che avete insultato decide di presentarsi a casa, per un cordiale scambio di opinioni.

Si può essere davvero anonimi? Quasi, con alcune soluzioni un po’ laboriose. Probabilmente non ne vale la pena, a meno che pensiate di fare qualcosa di davvero brutto. Sembra fantastico, ma non sono sicuro che sia una buona cosa.

L’anonimato è una male perché alcuni si sentono legittimati a dire e scrivere cose che altrimenti terrebbero per se stessi, ma per altri può essere l’unico modo di raccontare e dire cose che meritano di essere raccontate e dette. D’altra parte chi racconta fatti importanti ha anche l’onere della prova, ed ecco che l’anonimato diventa uno scomodo fardello. Un bel dilemma.

Università unite per condividere online. È P2P, nobile e autorizzato.

Dieci università spagnole, sopratutto catalane, hanno deciso di dare vita ad un progetto che mette in pratica uno dei concetti fondanti della didattica e della formazione digitale. I professori useranno un unico sito web per mettere online i materiali, che saranno accessibili a chiunque, salvo poche eccezioni.

Al momento ci sono già 900 documenti, pubblicati da 829 professori, in tre lingue: castigliano, catalano e inglese, anche se questo non significa che ogni documento è disponibile in ognuna delle tre lingue. E non si tratta di libri protetti da copyright, ma di appunti e schemi usati a lezione. Read the rest of this entry »

Trova l’intruso

Giocare con la ricerca di Google. Lo fanno in tanti, lo faccio anch’io. Allora, qual è l’intruso?

Trova l'intruso.

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Il desktop recupera sul portatile

Secondo qualcuno, compresi rappresentanti di AMD e, si suppone, Intel, i computer desktop torneranno a vendere bene.

Negli ultimi tempi, invece, si vendono più portatili. Sarà, ma io non credo che i miglioramenti tecnologici, che pure ci sono stati, daranno il via ad una seconda primavera del desktop.

Ce ne sono sempre meno,e prima o poi spariranno del tutto.