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Twitter e le recensioni cinematografiche 2.0

19 luglio 2009
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Il potere della comunicazione tra le persone fa riflettere tutti, anche i produttori cinematografici. E salta fuori ancora Twitter.

È da un po’ di tempo, ormai, che la rete si è dimostrata un strumento per veicolare e diffondere opinioni, che le persone si scambiano velocemente ed efficacemente, soprattutto per una ragione, perché si divertono a farlo.

Lo fanno anche per parlare dell’ultimo film che hanno visto al cinema, e i loro amici, ma anche i conoscenti alla lontana, si fidano più di loro che delle recensioni che leggono sulle riviste o delle opinioni (baggianate) che sentono in TV. Non riesco a togliermi di dosso le parole di Eric Schimdt, quando ha detto che “la fiducia è la valuta del futuro“. Forse non è un futuro remoto.

Se se sono accorti anche a Hollywood, come conferma Adam Fogelson, responsabile di marketing e distribuzione per Universal “Tutto è accelerato. Dopo la prima, il passaparola comincia, e si fa sentire, immediatamente”. E “immediatamente” significa mentre scorrono i titoli di coda e gli spettatori accendono il cellulare.

A proposito, il cellulare al cinema si spegne o si mette su muto. Proprio muto, non vibrazione.

È anche facile misurare il peso di strumenti con Twitter o Facebook, basta guardare come il numero di spettatori cala vertiginosamente, contro ogni aspettativa. “Se la gente non apprezza il film un venerdì sera, può essere morto entro sabato“, dice Paul Dergarabedian, presidente di una società che si occupa di monitorare l’andamento di un film al cinema.

C’è già una vittima eccellente, “Bruno” di Sacha Baron, che è partito bene ma ha perso il 39% in due giorni. Tutti danno la colpa a quelli che hanno scritto “è una porcheria” su Twitter. Magari, però, la colpa è anche del fatto che “è una porcheria”, ma non l’ho visto e non mi pronuncio, forse è un film eccezionale, anzi, è probabile, visto il passato di Baron.

Qualcuno insiste nel dire che il P2P è il cancro dell’arte. Sarà, ma a quanto pare chi fa cinema e musica è bravissimo ad affossarsi da solo, proponendo al pubblico delle boiate che costano milioni di dollari.

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