Il destino dell’informazione gratuita sembra sempre più quello di un condannato a morte in attesa di grazia. Dopo le rumorose dichiarazioni di Rupert Murdoch e le seccanti iniziative di Associated Press, infatti, cominciano a farsi sentire anche altre voci, insistenti e punzecchianti.
C’è Le Figarò, una testata di riferimento mondiale, che presto comincerà a sperimentare la via del pagamento in cambio dell’informazione, e c’è Carlo Malinconico, rappresentante degli Editori di Giornali, secondo il quale presto “anche in Italia le news su internet saranno a pagamento”.
A Le Figarò si accodano altre testate francesi meno importanti, ma gli editori francesi e quelli italiani sembrano concordi sul bisogno di un nuovo modello per l’editoria online.
Sono d’accordo, le cose non vanno, così come stanno. Quello che si ricava online non è comparabile con quello che si guadagna(va) con la carta, ma la ragione non è la “debolezza” del mercato online, né gli internauti scrocconi né tantomeno il calo della pubblicità. La verità, come ho già detto, è che gli editori fino ad oggi hanno avuto più di quello che meritano, e prima o poi dovranno farsene una ragione, e imparare a convivere con guadagni più contenuti e onesti. Se vogliono risparmiare, che smettano di pubblicare idiozie.
I modelli da seguire non mancano. Ci sono molte testate online che sono ancora al loro posto, e ci sono modelli come Radio Popolare, che raccoglie quelli che gli ascoltatori decidono volontariamente di donare all’emittente.

L’ultimo esempio dovrebbe essere un caso di studio per Murdoch e soci: se è vero che la qualità si paga, deve esserlo anche un altro principio: è il fruitore, lettore, spettatore o ascoltatore, a decidere cos’è la qualità e quanto vale. Si chiama mercato, e remare contro, imponendo un biglietto d’ingresso, può solo far male.
Insomma, c’è poco da girarci intorno, il futuro del giornalismo va verso profitti più bassi, e forse anche qualità più alta, ma soprattutto verso un ruolo sempre più determinante del lettore. Capisco, però, che il mercante sia infastidito da un cliente che può far pesare la sua opinione e il suo giudizio. Cose strane che accadono in rete, quando la gente può decidere, con un click, cosa è buono e cosa non lo è.
I tempi dell’edicola e della TV, quelli di “o sta minestra o salti dalla finestra” sono sempre più vicini al loro termine, e così i loro rappresentanti. Meglio accettare l’inevitabile, e inventarsi nuove strade, che sono sì necessarie, ma che devono anche essere percorribili, da tutti.










