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La lenta, esasperante marcia del Pinguino Linux

20 agosto 2009
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Anche se non sembra, per chi non è vicino al mondo della tecnologia, Linux cresce a ritmi più che rispettabili: ad oggi può contare su circa 1000 sviluppatori impegnati a tempo pieno, il 10% in più rispetto al 2008. Ben il 70% di queste persone ha trovato nello sviluppo Linux un lavoro vero e proprio, alle dipendenze di aziende come Red Hat, Intel, Novell, IBM, Google, e altri.

L’altro 30%, destinato probabilmente a crescere con ritmi maggiori, è rappresentato invece da sviluppatori appassionati, che apportano il loro contributo al kernel Linux in cambio, se va bene, di un po’ di notorietà nel micromondo del pinguino.

Il sistema, grazie al contributo di questi 10.000 sviluppatori, ingrassa piuttosto velocemente: ogni giorno, infatti, guadagna mediamente 6000 righe di codice, contando sia quelle nuove sia quelle rimosse. Resta un sistema leggero, ma mi chiedo fino a quando.

Se gli sviluppatori sono il vero cuore della società dell’informazione, la diffusione commerciale di un prodotto continua ad esserne il motore. E anche su questo punto Linux promette bene, con aspettative di diffusione relativamente ottimiste.

Tutto bene e tutto male, visto che il mercato desktop continua ad essere un miraggio lontano: Linux è praticamente ovunque, dai server ai dispositivi consumer di ogni tipo, eppure la maggior parte delle persone non sa nemmeno che esiste, oppure crede che sia una roba da marziani.

Pochi, però, hanno motivo di starne lontani: i giocatori, per il supporto DirectX, e le aziende, che di solito usano applicazioni specifiche scritte per Windows. Tutti gli altri usano Windows, o Mac OS, più che altro per inerzia: l’abitudine ti rende incapace di accettare il cambiamento, ti rende un conservatore selvaggio, ti fa dire “questo computer fa schifo perché non ha Windows”, come se macchina e sistema operativo fossero una sorta di monolite indissolubile.

È quella resistenza tonta, incomprensibile, che ci fa dire “ah, no, le marce automatiche no”, come se ci piacesse cambiare marcia 20 volte i due chilometri, come se fosse divertente usare la frizione, come se fossimo tutti piloti sportivi dei miei stivali.

Eppure il pinguino marcia, prima aveva una squadra, adesso ha una legione. Se ci sono gli sviluppatori, il resto verrà. Lentamente, molto lentamente, nonostante la resistenza di noi abitudinari, che ci vantiamo di amare le innovazioni, e nonostante la cronica incapacità dei “linari” di trasmettere la loro cultura e la bontà del loro prodotto alle masse. Ma prima o poi tutti impareremo a guardare le cose da un altro punto di vista.

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