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Le nuove, ridicole scuse di Apple su Google Voice

22 agosto 2009
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Michael Arrington, direttore e fondatore di Techcrunch, ha vibrato un nuovo colpo, nella sua personale crociata contro Apple, che trovo del tutto giustificata, e che trova ispirazione nell’esclusione di Google Voice e di altre applicazioni VoIP.

Questa volta lo spunto arriva dalla lettera ufficiale di Apple, scritta per giustificare le sue scelte alla FCC, l’autorità antitrust. L’azienda di Cupertino nega l’evidenza, come un bambino piccolo, capriccioso e geloso dei propri giocattoli. Hanno il coraggio di dire che l’applicazione non è stata rifiutata.

Segue una sequela di scuse da quattro soldi, menzogne, mezze verità, affermazioni ambigue e fuorvianti, per giustificare l’ingiustificabile, cioè la protezione a oltranza di un’indebita complicità con gli operatori TLC, e di pretese di controllo assolute su un dispositivo che gli utenti pagano, e dovrebbero usare come gli pare.

Apple arriva persino a dire che GVoice sincronizza i contatti del telefono con un server remoto, mettendo a rischio la sicurezza dei dati. Un’idiozia, visto che è Apple stessa ad offrire questa funzione, tramite iTunes, e non c’è modo di farlo direttamente da Google Voice.

voip e smartphone, matrimonio impossibile?

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Insomma, Apple sta mentendo, con mendacità goldoniana, per proteggere la sua miniera d’oro tascabile, che sarebbe presto dimenticata, senza l’appoggio degli operatori.

In ogni caso, anche Google e AT&T dovranno dare la loro versione dei fatti, e sono certo che metteremo ancora tanta carne al fuoco, prima che qualcuno ammetta una verità tanto semplice quando imbarazzante: “dipendiamo dagli operatori TLC, dalle loro tariffe, e dalla loro approvazione, e non vogliamo infastidirli in nessun modo, perché abbiamo solo questo telefono, e se loro smettono di proporlo siamo nel fango fin sopra i capelli”.

Apple, prima o poi, finirà per accettare Google Voice, come sostiene Arrington, probabilmente dopo aver dato ad AT&T il tempo di preparare una nuova offerta dati, o semplicemente di mettere a punto filtri software che la rendano inutilizzabile, come già accade con Skype.

E allora staremo lì a dire: “ecco, visto che bravi che sono?, alla fine hanno fatto marcia indietro, alla faccia di chi gli vuole male”. Tanto, alla fine, i cattivi siamo noi che scriviamo questi articoli.

Senza il supporto senza precedenti da parte degli operatori, l’iPhone sarebbe quello che è oggi? Ne dubito, e non mi sorprende che Apple si pieghi ai loro voleri. Probabilmente è vero che AT&T non ha fatto pressioni dirette, e probabilmente non ne aveva bisogno. Apple, in questa storia, è il cagnolino che non morde la mano che lo nutre.

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