Non so se è un’idea brillante, ma di certo non è nuova, visto che sulla morte, e sul dolore, i sensi di colpa, le mancanze e tutte le alter cose che genera, si specula da secoli. Farlo online, però, ha ancora quel non so che di fresco.
Ci ha pensato Jeff Taylor, già fondatore del famoso Monster.com, che con Tributes.com vuole fare concorrenza a Legacy.com, che da qualche anno ti permette di mettere insieme un tempietto virtuale per rendere omaggio alla persona che ti ha lasciato in questa valle di lacrime.
Il cinismo obbliga dire che “per questo tipo di affari, i clienti non mancano mai”, e a quanto pare il sito funziona piuttosto bene dal 2008, anche grazie ad una collaborazione con il Wall Street Journal, che riguarda, naturalmente, gli annunci mortuari.
Manco a farlo apposta, anche in questo caso si può parlare di filiera corta. La famiglia del defunto può saltare agenzia funebre e giornale, rivolgendosi direttamente a Tributes.com, probabilmente risparmiando qualche dollaro e, di passo, rosicchiando ancora un po’ gli introiti dei giornali cartacei.
Nei film e nelle serie TV c’è spesso una vecchietta che s’intrattiene nel leggere gli annunci mortuari. Prima o poi la generazione di Internet invecchierà e comincerà ad andarsene, e i supersiti resteranno online, quindi la scelta sembra sensata, commercialmente.
Eppure c’è qualcosa di strano: io non vado spesso a trovare mio padre al cimitero. Dopo anni mi mette ancora a disagio. Se bastasse un click, lo farei più spesso? Forse, ma probabilmente no.
Potrebbe sembrare di cattivo gusto parlare di morte umana e morte dei giornali nello stesso articolo, come ho fatto. Ma non è colpa mia se certe verità schivano il buon gusto










