Recentemente sono usciti due articoli sullo stesso argomento, donne e tecnologia. Uno è comparso su Affari Italiani, e ha tutto l’aspetto di un comunicato stampata incollato online, e l’altro l’ho letto su La Vanguardia.
In entrambi i casi si enfatizza una realtà che è sotto gli occhi di tutti: il mondo della tecnologia, sia per quanto riguarda gli aspetti professionali che la sua presenza nella vita quotidiana, tiene le donne piuttosto lontane. Entrambi i giornali si sforzano di cercare le ragioni di questa situazione, che però sono difficili da descrivere in un modo che sia facilmente comprensibile, magari in codice binario.
La Vanguardia ha una bella apertura, che parla dei risultati che offre Google se si inseriscono i termini “donne informatiche”. Anche in italiano, come in spagnolo e in inglese, i primi risultati sono pagine con scherzi e battute, a dimostrare di come la cultura maschilista sia ancora un elemento dominante nel mondo IT.
I videogiochi sono un altro tassello importante, perché sono serviti a tanti di noi per avvicinarsi a computer e bit. Però la figura femminile, nei giochi, non è ancora uscita dagli stereotipi. Nemmeno le “eroine” servono a molto: l’esempio migliore è Lara Croft, che agisce e si comporta come un uomo, ripete standard mascolini di continuo, ma ha le tette. Non aiuta certo le ragazze a sentirsi incluse in un mondo che continuano a percepire come alieno.

Insomma, esiste ancora il rischio che la metà della popolazione mondiale viva “separata” da computer e router, una possibilità che dovremmo cercare di evitare come la peste. L’Italia, come la Spagna, ha fatto qualche passo avanti, e ci sono sempre più donne che usano la rete e maneggiano la tecnologia in maniera più o meno autonoma.
Si è però formata una sorta di piramide. Alla base ci sono uomini e donne che usano la rete per scopi generici. Gli uomini sono un po’ di più, e preferiscono usare Internet per il tempo libero, mentre le donne cercano informazioni specifiche di diverso tipo.
Quando però si parla di “utenti avanzati”, esperti capaci di scrivere codice, o anche solo di risolvere problemi con la rete WiFi di casa, ecco che le donne scompaiono.

Il rapporto sul quale si basano i due articoli non dà suggerimenti, ma si limita a dipingere una situazione deludente. La Vanguardia, l’unico dei due giornali che ha pubblicato un articolo come si deve, ricorda che “non si può ammettere la possibilità che ci siano differenze fisiche o mentali che giustifichino questa situazione”.
Ecco, la rete, la tecnologia, le grandi aziende dell’innovazione, per qualche ragione non riescono ad intaccare uno dei problemi più grandi delle nostre società, fatto di pregiudizi e stereotipi privi di fondamento. Eppure più donne nel mondo IT farebbero un gran bene, potrebbero colmare dei veri e propri “vuoti di pensiero”, proprio perché le differenze tra uomini e donne esistono, nel modo di pensare, di approcciarsi ad un progetto, di collaborare con i colleghi, di svolgere una mansione. E, da sempre, i risultati migliori si ottengono quando il piatto è completo di tutti gli ingredienti.
E anche se non fosse vero che il mondo IT ha bisogno di più donne, la loro esclusione presuppone un altro danno. Ci sono tante, tantissime menti brillanti che potrebbero fare molto per il mondo della tecnologia, e che finiscono a fare qualcos’altro. Per loro è (forse) frustrante, ma per la società dell’informazione è un vero e proprio danno, anche se difficilmente lo si potrebbe quantificare economicamente.
Certo, il problema non è di facile soluzione. Cambiare la cultura, il modo di pensare, intaccare gli stereotipi e i luoghi comuni è lavoro da (grandi) eroi. Eppure prima o poi bisognerà pur cominciare. Non viviamo più un’epoca adatta alle suffragette digitali, questo è certo, ma possiamo cercare di ricordarci che online ci sono anche delle ragazze, che anche loro potrebbero essere interessate a CPU, router, stampanti ed fps, oppure, ancora meglio, cominciare a tenere presente altri aspetti della tecnologia, che potrebbero richiamare interessi diversi.
Il mondo si può cambiare, in meglio, basta avere buona volontà e tanta pazienza. Il primo passo è semplice: capire che la rete non è un “mondo diverso”, dove tutto è possibile. È solo una parte del mondo di sempre, dove si possono ripresentare, più o meno grandi, i problemi e le difficoltà di sempre. Se li affrontiamo in casa, al bar, in strada, è giusto farlo anche davanti ad un computer.








