La comunicazione libera che la rete ci permette, senza filtri e senza controlli, ha i suoi lati negativi. In Germania, per esempio, Twitter è stato usato per diffondere dati sugli exit poll elettorali, che avrebbero dovuto restare segreti fino alla fine delle consultazioni.
Le indagini, scontate, sono partite subito. Ma il punto è un altro. Twitter è ancora una volta il simbolo della libertà che la rete mette a disposizione, 140 caratteri di anarchia totale. Si sono dimostrati utili, indispensabili, quasi vitali, come in Polonia o in Iran, ma stavolta non sembra una gran cosa.
Non si sa, in verità, se dati circolati su Twitter siano legati o meno agli exit poll, nel qual caso sarebbero da accusare le società che se ne occupano, o qualche loro dipendente. Il fatto è che, per quanto lo si possa negare, potrebbero aver influenzato il voto degli indecisi, sempre numerosi, che tendono a “seguire l’onda”. Se poi l’onda si rivela un maremoto, sono anche i primi a lamentarsi.

Legalmente, le elezioni potrebbero essere anche invalidate. Bella fregatura per i contribuenti che le hanno pagate, soprattutto per la maggioranza che non ha idea di cosa sia Twitter.
Erano elezioni regionali, e adesso si guarda con preoccupazione a quelle che dovranno rinnovare il governo, alla fine di questo mese.
Insomma, in Iran Twitter si è rivelato uno strumento della democrazia, ma in Germania sembra che possa avere una funzione esattamente opposta. Al solito, la colpa non è della rete né dello strumento, ma della responsabilità di chi lo usa.
NOTA: l’ultima affermazione non si estende alle armi o alle auto troppo potenti. La libertà d’espressione, infatti, è un bisogno e un diritto, le pistole no.
Di certo qualcuno in Germania ha problemi a capire la rete, visto che un giudice ha ordinato a Google di modificare i propri Termini di Servizio, un anno dopo che l’azienda lo aveva già fatto. Chissà, se un anno fa avessimo avuto Twitter, e qualcuno che comunicava in tempo reale, quel giudice avrebbe potuto occuparsi di cose più serie.











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