Negli ultimi mesi si è alzato un gran polverone, tutto intorno ai libri digitali e al florido mercato del quale saranno protagonisti nei prossimi anni. Curioso, dopotutto, che ci si scontri con tanta veemenza, per una torta che uscirà dal forno fra molto tempo, qualche anno negli Stati Uniti, molto di più in Europa.
Al centro della contesa c’è Google, che ha dato vita ad una questione difficile da riassumere, ma farò comunque un tentativo.

Google Book Search
- Google indicizza libri da circa 5 anni, concentrandosi su quelli privi di diritto di autore. Ad oggi a accumulato più di 2 milioni di volumi, che potete trovare su Google Book Search.
- Recentemente Google si è accordata con due importanti associazioni di editori USA. L’accordo permette all’azienda di digitalizzare, pubblicare e rivendere praticamente ogni libro presente negli Stati Uniti, senza chiedere il permesso a chi ne detiene i diritti. Chi lo desidera, in un secondo momento può richiedere la rimozione dell’elenco, oppure tenersi il 70% dei guadagni, mentre Google si accontenta del restante 30%.
- Si sollevano obiezioni circa la legalità dell’accordo. La corte di riferimento deciderà il prossimo 7 ottobre, dopo aver valutato le obiezioni provenienti da tutto il mondo.
- Amazon mette in commercio il Kindle, un lettore di libri digitali di nuova generazione, e lo vincola ad alcuni servizi mobili e ai titoli del suo catalogo.
- Le prime obiezioni generali vedono in Google un potenziale monopolista dei libri digitali.
- Nel frattempo si accumulano le obiezioni di autori ed editori europei. Il problema starebbe nel fatto che l’accordo permette a Google di sfruttare testi pubblicati in Europa, violando le norme vigenti
- Altre obiezioni riguardano i rischi per la privacy: Google Books, a quanto pare, espone le abitudini di lettura dei suoi utenti, e mette allo scoperto dai sensibili.
- Altre obiezioni all’accordo provengono dai potenziali concorrenti di Google, vale a dire Amazon, Yahoo e Microsoft. Anche in questo caso si fa leva sul pericolo di monopolio.
- Google si difende dalle accuse di monopolio, con il fatto che l’accordo firmato si può estendere a chiunque. Non è del tutto chiaro, però, in che misura questa affermazione sia veritiera.
- Fanno la loro comparsa altri lettori di libri digitali, prodotti da Sony, Asus e altri.
- L’azienda continua con gli investimenti sulla digitalizzazione, come dimostra l’acquisizione di reCAPTCHA, compagnia specializzata nella digitalizzazione, gli accordi presi con Sony, per portare parte del proprio catalogo sul dispositivo dell’azienda giapponese, o quello con Espresso Book Machine, che stampa libri su richiesta, usando distributori automatici come quelli delle bibite.
- Il Dipartimento di Giustizia USA si pronuncia ufficialmente contro l’accordo, unendo la propria voce a quella di editori europei, concorrenti, e alcune testate rilevanti, come Ars Technica.
Al momento ci si aspetta che Google riveda i termini dell’accordo, apportando modifiche tali da azzerare, o almeno vanificare, la maggior parte delle critiche che ha ricevuto.
Negli ultimi mesi, come si può dedurre, non è passata settimana senza che accadesse qualcosa legato ai libri digitali e, più o meno direttamente, all’accordo tra Google e gli editori. Non è facile immaginare come andrà a finire, certo, ma si può tirare qualche somma.
La verità è che nessuna delle obiezioni presentate a qualcosa a che vedere con i timori di monopolio. Tutti, nessuno escluso, hanno un interesse diretto nel ridimensionare il ruolo di Google nel mercato dei libri digitali. Vale anche per il Dipartimento di Giustizia, i cui rappresentanti subiscono l’influenza diretta dei rappresentanti delle aziende.
Tutti sono contro Google per una ragione fin troppo semplice da capire: vogliono evitare che con i libri digitali si ripeta lo scenario che abbiamo visto con la pubblicità, vale a dire che nessuno vuole trovarsi ad avere Big G come punto di riferimento principale.
Comprensibile che gli altri interessati abbiano qualcosa in contrario. Però la verità è che non c’è nulla, o quasi nulla, di poco etico nelle azioni di Google, e probabilmente a Mountain View riusciranno a cavarsi d’impiccio in poche semplici mosse. La Corte di Giustizia, nei prossimi mesi, si troverà di fronte un documento sul quale non si potranno fare obiezioni, e Google potrà andare avanti con il proprio progetto.
Per i lettori di tutto il mondo ci sono ragioni per festeggiare, perché si potrà accedere in un attimo a testi prima inaccessibili, o quasi. Per tutti quelli che vorranno una fetta della torta la missione sarà dura, perché dovranno eguagliare, o superare, Google in termini di qualità del servizio e prezzi competitivi, ma anche in questo caso, per i consumatori, è una buona cosa.
Resta qualche legittimo dubbio sui potenziali risvolti negativi dell’accordo. Ad oggi, però, si tratta solo di sospetti e sensazioni, oppure di ipocrisia bella e buona.


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