Google SideWiki, il vero social network è Internet, senza status né tweet
Un paio di giorni fa Google ha introdotto SideWiki, uno strumento per commentare ogni pagina web del mondo, o per leggere i commenti degli altri internauti. Funziona, per ora, con Internet Explorer e Firefox, e prossimamente dovrebbe essere disponibile anche per Chrome e altri browser. Lo si può scaricare e installare da qui.
Come dice Pino, SideWiki è un passo verso una rete più democratica, perché va oltre le restrizioni dei webmaster, che non possono più decidere se permettere che gli utenti lascino commenti ai contenuti che pubblicano. L’unica concessione fatta loro, infatti, è che se decidono di postare un commento, sarà il primo della lista. Per il resto, Google ha scelto condizioni d’uso generiche, una scelta piena di buon senso. Ogni commento, poi, può essere pubblicato su Facebook o Twitter, oppure condiviso tramite posta elettronica.

Google Sidewiki
Non mancano le critiche, come quelle di chi teme che SideWiki colpirà i blogger, perché gli utenti smetteranno di commentare direttamente sul blog, per farlo tramite Google. Una questione di lana caprina, secondo me. Se scrivi un blog lo fai perché ti va, non per la gratificazione dei commenti. E poi un commento è valido ovunque sia, basta che sia visibile, anche perché il traffico assoluto del blog non sarebbe influenzato da SideWiki.
SideWiki permette di commentare una pagina Web, ma anche una parte del suo contenuto, come una frase o un’immagine. Se questi contenuti, poi, appaiono da un’altra parte della rete, il commento vanno a seguito: si tratta di una cosa rivoluzionaria, che pochi fino ad ora hanno notato. Content is King, ha detto Quintarelli qualche giorno fa; con SideWiki quest’affermazione, quasi scontata, può diventare una nuova realtà, sconvolgente nella sua semplicità.
Prendiamo l’esempio più comune: un video di YouTube ha successo, e molti lo integrano nelle loro pagine. Ad oggi, ogni commento resta chiuso nella pagina relativa. Pensate a discussioni globali, legate al video, a migliaia, milioni di persone che scambiano la loro opinione su quel video. Caotico, in alcuni casi, ma potenzialmente sublime.
Interessante notare che sia Il Sole 24 Ore che Repubblica sottolineano la mancanza di controlla da parte dei creatori dei contenuti. Sono preoccupati del fatto che i loro articoli possano essere commentati e contestati senza controllo, come potrebbe succedere alle pagine di politici e personaggi pubblici. Insomma, una libertà senza precedenti, anche in rete, e finalmente per tutti.
Per essere onesti, su Repubblica si può leggere anche del potenziale miglioramento che SideWiki può portare all’informazione. Se è così, però, perché sotto gli articoli leggo ancora “commenti moderati”?
SideWiki riprende tentavi già fatti in passato da altri, ma con la potenza e l’esperienza di Google potrebbe anche avere successo. Se così fosse, ed è lecito dubitarne, sarebbe un nuovo tassello nella costruzione del vero social network di Google, che si chiama Internet. Big G, anche se molti non lo sanno, ha già fatto molto per rendere la rete un luogo dove tutti possono condividere tutto con tutti. Oltre a SideWiki ci sono Google Reader, che permette di condividere le notizie che ci piacciono di più, e poi Blogger e Picasa, per raccontarsi e mostrarsi, con Google Maps si possono condividere luoghi e punti d’interesse, oppure commentare viaggi e aggiungere immagini, anche grazie a Google Earth e Panoramio.
Oppure, restando sulla ricerca, da tempo è possibile commentare i risultati, e persino scrivere recensioni delle attività commerciali, che gli altri potranno leggere, ammesso che abbiano e usino un account Google. Insomma, non è vero che “Con SideWiki Google diventa Social”. Google sta facendo diventare Social tutta la rete, lentamente, in sordina, ma inesorabilmente.
Facebook, a confronto, è un parco giochi. Un recinto, bellissimo, dentro al quale giocare ai quattro cantoni. Ma se si vuole vedere, conoscere, e parlare con il mondo, bisogna uscire.
Concludo con qualche previsione: dubito che SideWiki si diffonderà molto. Partirà bene, anche per l’effetto “moda del momento”, ma presto la gente si stancherà di quella barra laterale che toglie spazio alla pagina che vuole vedere, e continueranno ad usarla solo alcuni appassionati, grafomani e social-maniaci. Se andrà diversamente, sarà perché avremo tutti compreso davvero l’importanza del contenuto, e Google avrà un sacco di spazio in più dove piazzare la pubblicità.
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Posso rispondere all’obiezione che fai su “commenti moderati”?
Lo leggi perché i legali segnalano che nel caso dei giornali i giudici tendono a considerare anche i commenti come sottoposti alla disciplina dell’”omesso controllo”.
Cioè se il commentatore diffama, tu giornale sei responsabile di omesso controllo. E quindi vieni condannato. Vorrei argomentare che non si può sempre polemizzare con i giornali senza rendersi conto che questi operano in un quadro di leggi che non è esattamente permissivo e che è stato fortemente peggiorato di recente.
saluti
vittorio zambardino
p.s.
il mio non è un “articolo”. è il post di un blog. strana cosa questa, che quando un giornalista fa un blog nessuno considera la differenza fra post e articoli…
Google SideWiki, il vero social network è Internet, senza status né tweet …
Che cosìè Google Side Wiki? Nel bene e nel male, sottolinea che in rete quello che conta è il contenuto, che è una cosa dinamica, costruita da tutti noi. …
Hai ragione Vittorio, avrei dovuto sottolineare la differenza tra articolo e post di un blog. Mi scuso. Per i commenti, la responsabilità ce l’hanno anche altre testate online. Sarà che sono più piccole e meno visibili, ma dimostrano che i commenti “senza filtro” sono possibili. “moderare” può significare anche, infatti, eliminare i contenuti inappropriati se e quanto appaiono, non lasciare i commenti “in attesa di moderazione” chissà per quanto.
Su questo blog è così perché non ho ancora trovato il modo di farli passare in automatico.
A me è piaciuto il post su scene digitali e l’ho anche commentato senza critiche verso zetavu.
Nemmeno io credo che sia un brutto pezzo, tutt’altro. Però se il tuo blog è sotto lo stesso domino del secondo quotidiano nazionale, qualche critica arriva sempre. Anzi, direi che è un bene se arriva, e in questo caso sono convinto di aver sollevato una questione più che legittima. I giornali devono rivedere il loro rapporto con i lettori, se vogliono portare e termine il passaggio in rete. Non è un’opzione, è un dovere che va al di là del tipo d’informazione che fanno, della posizione politica e dell’onestà intellettuale, della quale, nel caso di Vittorio, non dubito.
[...] e materiali delle lezioni sono sotto gli occhi di tutti. Anche senza lo strumento dei commenti (ma c’è sempre sidewiki) il giudizio del mondo è inevitabile. Come sarà inevitabile il giudizio per quegli insegnanti che [...]
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