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Google ti vuole libero come l’aria

27 settembre 2009
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Ci sono tanti modi di tenersi un cliente, o un utente, per dirla con una parola più moderna. Nel mondo del software, quello più comune si chiama sindrome da “locked-in”, che mi azzardo a tradurre come “sindrome da bloccaggio”.

La sindrome da bloccaggio consiste nell’offrire molto al tuo utente, per poi rendergli difficile il passaggio alla concorrenza, perché è abituato ad una certa interfaccia grafica, ad un certo tipo di funzioni, e altri dettagli di natura psicologica, ma soprattutto ha tonnellate di dati in un formato proprietario, e se volesse cambiare dovrebbe affrontare una via crucis piena di dolore e agonia.

Data Liberation Front. Un esempio che tutti dovrebbero seguire.

Data Liberation Front. Un esempio che tutti dovrebbero seguire.

Tutte le aziende che fanno software, e una che fa anche hardware, in un modo o nell’altro approfitta della sindrome da locked-in per assicurarsi che un cliente, una volta che entra nel suo mondo, ci resti il più a lungo possibile, possibilmente per sempre.

Tutte tranne una: Google, a quanto pare, vuole evitare che un cliente, o un utente, si senta bloccato al suo interno. Vuole che ognuna di noi possa dire “posso andarmene quando voglio, il fatto è che non voglio”.

A dimostrarlo c’è il “Data Liberation Front“, un gruppo che si dedica a un unico scopo, fare in modo che i dati che teniamo su Google possano essere trasferiti facilmente presso un altro servizio.  L’ultimo, importante passo in questa direzione sono nuove API che permettono di “scaricare” agilmente Google Sites, e un’applicazione java che ne facilita la gestione dei contenuti.  Questi strumenti permettono anche di gestire più efficacemente il sito, ma questo è, ovviamente, più che altro un bonus.

Google si conferma un’azienda che fa scuola, sul piano più importante di tutti. Mette tutti i suoi concorrenti in una situazione imbarazzante perché, ogni giorno di più, s’impegna a offrire qualità e trasparenza, affinché i suoi utenti/clienti non l’abbandonino, ma solo perché sono soddisfatti di quello che hanno.

Il “bloccaggio” Google lo crea con prodotti ottimi, con un rapporto positivo con le persone, e con la sua storica capacità d’innovazione.  Buono a sapersi, mentre si espande il numero di collaudatori di Google Wave, che promette di unire tutto quello che Google ha da offrire.

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