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Google e libri digitali, si riparte dal 9 novembre

8 ottobre 2009
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Il 7 ottobre c’è stato un incontro che ha visto la presenza di tutte le parti coinvolte nell’accordo tra Google e gli editori statunitensi, vale a dire quasi tutto il mondo dell’editoria globale.  Si riparte dal 9 novembre, con un nuovo accordo.

Tempo fa ho postato un riassunto sintetico per punti, che si può stringere ancora: Google ha firmato un accordo per pubblicare e vendere libri digitali, ma ha lasciato fuori editori e autori non statunitensi. Però le opere le vuole pubblicare lo stesso. È disposta a pagare i diritti a chi li chieda. L’accordo è esclusivo, cioè non può essere esteso ad altre aziende, che però ne possono sempre firmare di simili, ammesso e non concesso che riescano a tenere il passo con l’azienda californiana.

Editori e concorrenti, ma in questo caso la differenza non c’è, sono insorti, e accusano Google di voler monopolizzare il futuro mercato dei libri digitali, che dovrebbe essere una specie di miniera a cielo aperto. A seconda di come andranno le cose, potrebbe diventare come niente una fogna a cielo aperto, ma non possiamo che stare a guardare.

Doveva (cominciare a) finire tutto un paio di giorni fa, e invece il giudice Denny Chin ha spostato la data fatidica al prossimo 9 novembre, quando dovrà essere presentato il nuovo accordo. Nei mesi successivi si discuterà all’infinito, prima di arrivare ad una decisione definitiva.  

Si potrebbe pensare che il giudice abbia dato ascolto agli editori Europei, a Microsoft e ad Amazon, ma la verità è che si è accorto solo del Dipartimento di Giustizia USA, e della stessa Google, che ha intenzione di modificare l’accordo, per andare incontro alle critiche.

Quindi, perché esprimersi su un accordo i cui termini cambieranno? Ci sentiamo il mese prossimo, proprio come agli esami universitari.

E questo è quanto. C’è un articolo del New York Times dove potete leggere, con molti dettagli, cosa dicono sostenitori e oppositori dell’accordo, passando per i temporeggiatori.

Google, come ricorda anche Erik Schonfeld, per ora cerca di mantenere le sue posizioni, come fanno capire le parole di Eric Schmidt, amministratore delegato Google: “Credevamo di aver fatto le cose per bene, ma siamo stati denunciati da molti editori, e ora siamo davanti a un giudice. Non vogliamo modificarlo (l’accordo) a meno che non sia necessario“.

L’accordo stesso, tra l’altro, è la conseguenza diretta di una denuncia: Google, infatti, aveva cominciato a digitalizzare e ripubblicare libri senza chiedere niente a nessuno. Gli editori, ovviamente, non avevano apprezzato.

Sergey Brin, fondatore dell’azienda, ha invece il coraggio di dire le cose più chiaramente; rendere accessibile l’informazione mondiale non è certo un crimine, e i consumatori di certo la apprezzano. Se i concorrenti di Big G non sono d’accordo, che si stampino i loro libri, “le aziende che si lamentano (di quello che facciamo) dei libri fuori stampa, non stanno facendo proprio nulla, per i libri fuori stampa, come Microsoft e Amazon. Avranno fatto la scansione di 15 libri”. Google, invece, va per il quarto milione di titoli.

Amazon, in cambio, in tre anni è arrivata a 250.000. E ha pure il coraggio di vantarsene.

Google, questo è certo, è preparata ad una battaglia serrata. Lo stesso giudice Chin, d’altra parte, ha affermato che non si aspetta modifiche nelle parti sostanziali dell’accordo. Gli oppositori, in particolare Microsoft e Amazon, hanno invece affermato che il termine del 9 novembre è “troppo presto”.

Si può credere a una sola delle parti, ma comunque la si metta il piatto è di quelli golosi. Altrimenti non si spiega come sia possibile che nelle ultime settimane siano comparsi molti lettori di libri digitali, ai quali si devono aggiungere quello di Barnes & Noble e quello dell’inglese Interead.

Ci sarà pure un motivo se Forrester Research crede che nel pacchetto delle spese natalizie finirà quasi un milione di libri digitali. O no?

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