Durante un incontro a Pechino Rupert Murdoch ha avuto modo di tornare sul suo ultimo cavallo di battaglia. Rendere a pagamento le notizie in rete, a partire da quelle pubblicate dai suoi giornali, che fanno capo a News Corp.
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Come in tutte le occasione come questa, Murdoch non si è risparmiato un sacco di ovvietà, in gran parte ruffianerie verso il paese ospite, che potrebbe rappresentare una nuova fonte d’introiti per le sue aziende. Fino a qui tutto normale.
C’è qualcosa però che vale la pena di raccontare, come sempre perché quello che viene da quest’uomo, più o meno velocemente, diventa un’ideologia globale, che contagia gli editori di mezzo mondo.
I mezzi digitali, per Murdoch, rappresentano una nuova occasione, una sorta di rinascimento, ma solo per quanto riguarda gli strumenti a disposizione. Il resto, la sostanza del giornalismo e del lavoro di chi fa informazione, non deve cambiare.
Enorme falsità, che chiunque conosca Internet da più di una settimana può mettere in discussione. Internet, e le tecnologie moderne in generale, cambiano la cornice, come dice Murdoch, ma anche il quadro. Cambia il modo di creare l’informazione, quello di consumarla, insieme alla maniera di comunicare tra persone, e quindi quello di condividere le informazioni stesse.
Le tradizionali divisioni tra diversi media, come TV, giornali e radio non ha più ragione di esistere. Oggi tutto è integrato con tutto.
Vero, verissimo. In questo caso Murdoch fa centro, e capisce che senza una versa integrazione non c’è mezzo d’informazione che possa resistere. Provate a immaginare il sito del Corriere, o quello di Repubblica, senza contenuti video, senza podcast e senza blog.
“Naturalmente c’è un prezzo che dovrebbe essere pagato per i contenuti di qualità, eppure i grandi media hanno accettato l’idea del tutto gratis che domina in rete” Come se avessero accettato e pubblicato l’idea che il sole gira intorno alla terra, “anche se i lettori hanno dato chiari segnali di essere consapevoli che sarebbe giusto pagare”.
Ancora poco ragionevole. I giornali non si sono adattati per ingenuità, o pigrizia, o anche solo poca lungimiranza. L’hanno fatto perché i contenuti a pagamento, su Interne, non possono essere la norma. E mi piacerebbe sapere quali segnali abbiamo dato, come lettori, per far credere a Murdoch che siamo convinti di fare una cosa che non dovremmo fare. Forse, chissà, si rivolge a quelle indagini che lui stesso ha finanziato? Non molto brillante, da parte sua.
Per quanto si tratti, soprattutto, di un’azione volta a preparare il mercato dei media cinesi all’ingresso di capitali e attori stranieri, il discorso intero merita una lettura, se avete tempo e se l’inglese non vi spaventa.












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