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Google: una libreria eterna. Da noi, perché gli altri non la vogliono.

12 ottobre 2009
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Attenzione, post molto lungo.

Sergey Brin, cofondatore di Google, si fa carico di vibrare il primo colpo, in quella che, sembra, sarà la prossima grande battaglia. I contendenti in campo sono molteplici, ma si può riassumere in Google contro tutti, ma si potrebbe anche parlare di “nuovo contro vecchio”. Oppure, ma qui si rischia di essere cattivi, di quelli che vogliono proteggere guadagni milionari, e indebiti, e quelli che li minacciano. O ancora si potrebbe dire che da una parte c’è chi guadagna facendo contenti i consumatori, e dall’altra chi preferisce sfruttarli accontentandoli poco a poco.

Brin apre e chiude spiegando magistralmente il ruolo dei libri fuori stampa, ed enfatizzandolo con due citazioni tratte da testi relativamente datati, che ha trovato proprio su Google Books.

Il concetto è semplice: un libro viene pubblicato e stampato, ma resta sul mercato solo per una manciata d’anni. Successivamente, che si tratti di una porcheria o di un’opera perfetta, chi vuole leggerlo deve setacciare librerie e biblioteche, sperando di trovarne una copia, almeno in consultazione.

Ammesso e non concesso, naturalmente, che le poche copie rimaste non cadano vittime di usura, incidenti, roghi volontari e altri atti simili. Un po’ come è successo ai libri che ospitava la leggendaria biblioteca di Alessandria.

Entrambi i problemi si possono risolvere con una copia digitale online, che, tra l’altro, permetterebbe di chiudere gli originali dove dovrebbero stare, cioè in stanze sterili ben protette.

Poi Brin racconta la storia di Google Books Search, nato nel 2004, denunciato nel 2005, e rinato con un accordo nel 2008.  Proprio che l’accordo che negli ultimi mesi ha portato a controdenunce, lamentele, e naturalmente migliaia e migliaia di parole, sia su carta che su schermo. Il cofondatore d Google ci tiene a specificare alcuni punti interessanti:

  • L’accordo è pensato per rendere disponibili online milioni (tanti) di libri fuori stampa, anche in vendita. I guadagni vanno in gran parte a chi detiene i diritti.

Qui stiamo parlando, comunque la si metta, di noccioline. Pochi compreranno quei testi. La cosa eccezionale è, e resta, la loro disponibilità.

  • Chi ha i diritti di un libro può decidere di farlo rimuovere, o di stabilirne il prezzo. Se non c’è nessuno, allora Google applica i prezzi predefiniti.

Qui c’è una parte del problema. Chi si oppone all’accordo è seccato dall’esclusività dell’accordo. Chi assicura che altri possano mai ottenere lo stesso da un qualsiasi gruppo di editori? Nessuno lo ha chiesto, fino ad ora, così come nessun altro ha fatto tante scansioni quanto Google.

  • I libri “orfani”, quelli per i quali non è possibile rintracciare i proprietari di copyright, i guadagni vengono messi da parte, nel caso si facesse vedere qualcuno.
  • Nulla impedisce ad altri (i concorrenti di Google) di proporre ai consumatori la stessa cosa. “L’accordo limita la scelta dei consumatori, nei libri fuori stampa, quanto la limita nella scelta degli unicorni”.

Gli unicorni rappresentano l’inesistenza di offerte alternative. Brin ha detto che per Google sarebbe “legalmente impossibile” estendere ad altri l’accordo, visti che non possiede i diritti sui libri. Ma nessuno impedisce di chiedere.

  • Se nessun altro ha raggiunto un livello avanzato come quello di Google, è perché nessun altro ha investito altrettanto.
  • Se l’accordo ha successo, sarà uno stimolo per future iniziative, e per riscrivere le leggi sul diritto d’autore.

Qui si tocca il vero cuore della questione. Il problema non sono gli accordi, le leggi, gli editori o i concorrenti. Il problema è un sistema legale basato su un mercato destinato a scomparire, e che ignora il futuro.

  • Le obiezioni sulla qualità della nostra ricerca e organizzazione bibliografiche sono legittime, e stiamo lavorando per fornire un servizio della massima qualità. Se noi non riusciamo a fare un buon lavoro, ci riuscirà qualcun altro.

Applauso. Chiudere con un’iniezione di umiltà è una gran mossa, bravo Sergey.

Sembra proprio una dichiarazione definitiva, che suona come “l’accordo va bene così com’è, non abbiamo intenzione di cambiare una virgola”. Eppure, ne sono certo, fino alla prossima primavera, come minimo, non ne verremo a capo.

La cosa interessante è che nel frattempo i lettori di e-book si diffondono, calano di prezzo e sempre più persone si avvicinano al formato digitale, anche per i libri. È se portasse ad una nuova forma di pirateria?

Per approfondire

Futuro in ritardo per i libri nell’epoca di internet (e di Google)

Libri digitali, è Google contro tutti. Riassunto

Ecco perché dovremmo avere paura del Kindle, di Apple, di Google e di tutti

Anche la EFF contro Google Books

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