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Facebook misura la nostra felicità. Ne farà mercato?

16 ottobre 2009
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Facebook può anche essere uno strumento per misurare la felicità, capace di fornirci l’ennesimo dato statistico, che rispecchi realtà insondabili e misteriose. Tanto misteriose che, misteriosamente, se entrate in un bar qualsiasi e domandate, avrete le stesse risposte.

I dati statistici, però, hanno il fascino della credibilità e dei numeri, e ti fanno pensare che siano la Fonte della Verità, con tutte le maiuscole.

Nei fatti, Facebook ha messo in piedi uno strumento capace di analizzare gli aggiornamenti di stato, e usarli per dire se, quanto e quando i suoi utenti sono felici. E cosa ha scoperto? Che la gente è più contenta quando è in vacanza, o quando c’è un qualche festività in vista.

Potrebbe sembrare inutile, sapere che la gente è contenta a Natale, un po’ di più il Giorno di Ringraziamento (l’hanno sperimentato solo negli USA, per ora). Però lo si può incrociare con un’altra realtà: noi, tutti, tendiamo a spendere come reazione alle emozioni, più che per bisogno. Sapere quando e quanto un consumatore è più o meno depresso, o allegro, è un’informazione importante per la pubblicità, e probabilmente servirà a Facebook per vendere meglio i suoi spazi pubblicitari.

Magari è perché qualcuno ha dei dubbi, che adesso il grafico non è online. O magari è solo un problema tecnico temporaneo.

Oppure, per qualche ottimista, i dati raccolti sui social network, in futuro, potrebbe servire persino ai governi, che ancora oggi prendono le loro decisioni basandosi su dati fondamentalmente sbagliati e inutili, come sostiene questo rapporto, voluto dal governo francese.

Si potrebbero davvero “svelare i segreti su come le persone interagiscono”? Io personalmente ne dubito. Il fatto è che per analizzare qualcosa lo devi conoscere quel qualcosa, se vuoi ottenere risposte che vadano oltre il semplice raffinamento dell’analisi.

E visto che questo strumento si basa sull’analisi linguistica, non si può ignorare il fatto che le scienze cognitive legate al linguaggio sono ancora molto lontane dal fare affermazioni definitive. In mancanza di una base scientifica credibile, per quando si possa credere alle scienze legate alla psicologia, non c’è analisi che regga.

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