Un satellite per sapere se il mese prossimo piove
SMOS è un satellite diverso, che ci aiuterà a tenere sotto controllo i cambiamenti del pianeta, misurando l’umidità delle terre emerse e la salinità dei mari. La misurazione dallo spazio avrà caratteristiche globali, come spiega Yan Kerr, in un lungo articolo comparso sul sito della BBC.

il progetto SMOS
Il satellite servirà a monitorare il ciclo dell’acqua, quello che si studia alle scuole elementari. Dati più precisi su questo fenomeno serviranno ad ottenere previsioni del tempo più dettagliate, ma anche a conoscere con più veridicità il futuro delle zone colpite da desertificazione, tanto per dirne una.
Ma, soprattutto, SMOS servirà a conoscere più dettagli sul clima della Terra, un elemento sul quale si sa ancora poco.
Da un punto di vista tecnico, è interessante notare che il risultato è stato ottenuto con un trucco. In teoria sarebbe stata necessaria un’antenna parabolica con un diametro di una ventina di metri, impossibile da mandare nello spazio.

Per le misurazioni usa le microonde
Un gruppo di ingegneri spagnoli è riuscito ad imitare una tecnica usata in astronomia, che consiste nell’unire diversi piccoli (si fa per dire) ricevitori, per ottenere l’effetto di uno più grande. Il risultato si chiama Miras (Microwave Imaging Radiometer with Aperture Synthesis). Le 69 antenne e la struttura su cui sono montate si possono ripiegare, per stare in un razzo che le porterà in orbita.
Una volta in orbita, SMOS un’accuratezza del 4% sulle terre (50×50 Km), e dello 0,02% (200×200 Km) sui mari. Ogni tre giorni farà una mappa completa del pianeta, accumulando dati statistici molto importanti. Le informazioni raccolte, in passato, avrebbe aiutato a prevedere pericolose ondate di caldo e inondazione e, potenzialmente, a salvare vite umane.

Il clima, incredibile a dirsi, è ancora un mistero
SMOS decollerà dalla Russia lunedì, alle 02.50 italiane. Per chi volesse più dettagli, raccomando caldamente l’articolo della BBC, che offre video e registrazioni audio, oltre che immagini esplicative dei concetti ai quali ho solo accennato.
Nota per i geelk e i saccentoni. Spero che l’esistenza di progetti del genere metta in chiaro che il genere umano è ignorante su tutto, anche su cose che crediamo di conoscere da millenni. Visto lo stato delle scienze, che per ammissione di chi le conosce è ancora embrionale, mi piacerebbe che si smettesse di abusare, sopratttto a inizio frase, di termini come “obiettivamente”, “tecnicamente”, “scientificamente”, visto che nella maggior parte dei casi nascondono solo la debolezza di chi vi agrappa come un’ancora di salvezza, salvo poi trovarsi con una pietra al collo.
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