Gli studenti danesi avranno accesso a Internet a scuola. Embé?, direte voi, sai che novità!
La novità è che i ragazzi potranno accedere ad internet durante l’esame di fine anno. Per ora, in via sperimentale, solo in 14 scuole, ma si spera di farla diventare abitudine nazionale entro il 2011.

Durante gli esami gli studenti possono accedere a tutta la rete, ma non comunicare tra loro o con altre persone. Di fatto, però, non è possibile impedire ad uno studente di mandare una mail ad un altro, chiedendo una risposta. La moneta che vale, qui, è la fiducia. Quella e il rischio d’espulsione, se vi viene pizzicati a violare le regole.
Eccola qui, la vera rivoluzione copernicana nella scuola. E per farla non servirebbe nemmeno spendere denaro, tanto o poco, in computer e lavagne elettroniche. No, basterebbe convincere gli insegnanti, e chi li forma, a trasformare il rapporto con gli alunni e con la professione.
Non so se la Danimarca è avanti anche in altri campi, ma di sicuro questa è la lezione più sonora e convincente che si poteva dare al nostro, e non solo, sistema scolastico. Ecco i più lampanti aspetti positivi di questa sceleta:
Insegnare la modernità:
Dice Sanne Yde Schmidt (foto), capo del progetto in una delle scuole coinvolte: “Se dobbiamo essere una scuola moderna e insegnare cose rilevanti, dobbiamo insegnare ai ragazzi come usare Internet”.
Internet, e la tecnologia in generale, può essere uno strumento che migliora la vita. Non basta essere dei nativi digitali (quanto odio questa espressione) per saperlo sfruttare, ed è un bene che qualcuno cerchi d’insegnare a farlo.
Il valore della fiducia:
Per qualche ragione non smette di saltare fuori, in forma diverse, una frase che Eric Schmidt, l’amministratore di Google, ha detto lo scorso maggio, e cioè che “la fiducia è la valuta più preziosa”. Aveva ragione allora, e ne ha di più ora: anche la fiducia si può insegnare, come tutte le altre cose del mondo. Bisogna mostrarla e darla in abbondanza, prima che l’alunno sia pronto a produrla da sé.
Continua Schmidt (il dirigente scolastico): “La precauzione maggiore è la fiducia. Saranno in pochi a imbrogliare, anche perché le conseguenze sono molto pesanti”.
Un diverso approccio all’insegnamento:
I danesi, evidentemente, ci sono arrivati da tempo. Insegnare nozioni e obbligare a ricordare elementi è un modo stupido e inutile di insegnare, anzi, non è insegnare. Quello di cui ha bisogno uno studente sono strumenti per guardare il mondo e capirlo, o almento provarci.

Parlando di Internet e di tempi moderni, l’imperativo è insegnare ai ragazzi/e a muoversi in un oceano d’informazioni, che può anche essere pericoloso e spaventoso. Saper riconoscere le informazioni, saperle maneggiare, saperle riorganizzare per creare nuove informazioni non è un lavoro facile, eppure in quasi nessuna scuola si lavora bene su questi aspetti.
Addio nozioni, benvenute forme di pensiero e metodi. Con Internet come compagno di banco all’esame, insegnare nozioni significa regalare promozioni immeritate.
Un nuovo tipo d’insegnante
Quelli che dovranno, o dovrebbero cambiare di più, in una scuola che sia davvero “collegata” sono gli insegnanti. Ce ne sono ancora tanti, troppi, che credono nel nozionismo, in “questa o la sai o non la sai”, che guarderanno con orrore a questa iniziativa.
E però chi si troverà di fronte questi ragazzi dovrà giocoforza imparare a conoscere gli strumenti moderni, a maneggiarli in aula, a farne una parte della vita scolastica, così potranno diventare una parte della vita in generale.
Ecco dove sta la vera rivoluzone, nell’insegnante che deve diventare amico della tecnologia e di Internet, non perché ha un account su Facebook, ma piuttosto perché ha capito che rete, computer e tutto il resto sono una parte del mondo onnipresente, della quale non si può fare a meno.
Ed è giusto che sia così.
Certo, anche i ragazzi danesi sono sorprendenti se confrontati coi nostri. Dice Pernille, 18 anni: “si può copiare, ma credo che abbiamo troppo rispetto e disciplina per farlo”.
L’esame, ovviamente, non può essere come quelli attuali. Deve essere una prova che richieda ragionamento e analisi. Avere una connessione disponibile, a pensarci bene, potrebbe persino essere penalizzante, per chi non ha imparato abbastanza bene a cercare e selezionare le informazioni tra le migliaia di pagine disponibili, per poi creare l’informazione nuova, la risposta, che gli viene richiesta.
Dice il Ministro Danese all’Educazione (maiuscule volute, non dovute), Bertel Haarder: “i nostri esami devono riflettere la vita realte in classe, che a sua volta deve riflettere quella della società”.
Presto! Presto! Del marmo e uno scultore, prima che quest’uomo possa cambiare idea!
“Internet è indispensabile, anche durante un esame. Sono sicuro che in pochi anni molti paesi europei avranno intrapreso la stessa strada”.
Se permette, signor ministro, ne dubito. Però ci sono ragioni per sperare che qualcuno guardi lì, dietro a quell’orribile statua della sirenetta, e si accorga che dai danesi si può imparare qualcosa, oltre al come fare dell’ottima birra.
Mi piacerebbe, come insegnante e come professionista dell’informazione, che anche da noi perdesse valore una volta per tutte la capacità di vomitare fatti e numeri, e lo guadagnesse quella di capirli, analizzarli e vedere oltre la superficie.











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