che Google ha recentemente ricevuto da parte di diversi giornali, a cominciare da quelli di proprietà di Rupert Murdoch.
La storia è la solita: gli editori affermano che Google ruba i loro guadagni, Google dice che possono anche uscire dal gioco, ma loro non sono pronti a rinunciare ad un enorme numero di lettori, milioni ogni giorno. Potete leggerlo in tanti articoli, più o meno precisi, disseminati ovunque nella rete.

Allora perché parlare di questo particolare articolo?
Perché inaugura una nuova strategia, e bisogna fare qualche equazione per capire il suo significato. L’articolo di Neil Genlinger, in apparenza, racconta di un programma televisivo che parla di Google, condotto da Maria Bartiromo. All’inizio ne parla male, perché la giornalista sembra troppo incline a parlare bene di Big G. Per esempio, dice che il Googleplex è “pieno di gente intelligente”, e Genlinger risponde:
Un sacco di compagnie sono piene di gente geniale. Alcune di queste aziende stanno licenziando queste persone, perché i loro affari sono stati demoliti da Google. I giornali, per esempio.

E poi dedica il resto dell’articolo a spiegare perché Google è pericolosa, raccontando a grandi linee i pericoli, tutt’altro che immaginari, legati ai dati che raccoglie su ognuno di noi. Cita persino la EFF, che in verità ha collaborato diverse volte con Google, ogni volta che a Mountaing View hanno voluto migliorare la gestione della riservatezza.
Il pericolo, comunque la si metta, esiste. Mettiamoci un attimo, però, nei panni di un lettore del NYT, uno che non legge abitualmente le pagine del settore tecnologico, e che magari trova questo articolo tra quelli che parlano di TV.

Probabilmente penserà che Google è il male, che fa licenziare i giornalisti e che sfrutta l’intimità delle persone per fare soldi. Hm… meglio cambiare motore di ricerca. Ecco, qualche giorno fa si parlava di un accordo tra New Corp e Microsoft. A Redmond poi hanno smentito, ma è innegabile che una campagna di grande portata contro Google sarebbe la gioia di MS, e un problema molto serio per Page e Brin.
Se davvero i giornali del mondo, o anche solo una parte, vogliono dare contro a Google, e decidono di farlo con articoli che ricordano la tattiche delle vendette trasversali, Google potrebbe avere un problema piuttosto serio da affrontare. Diciamo che questa è una bordata di avvertimento, e non è detto che debba scoppiare una guerra aperta. Ma sembra tanto, tanto probabile.
Non posso negare che mi divertirò, come spettatore, a vedere come il nuovo mondo divora quello vecchio, perché, comunque vada a finire, il risultato di questi scontro sarà la forma definitiva dell’informazione online.
La cosa paradossale è che Google, ma soprattutto i giornali storici, fanno i conti senza l’oste, cioè senza i lettori e il loro ruolo nel determinare gli accadimenti, quando si tratta di rete.












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