Stefano Quintarelli ha segnalato un articolo della CNN, secondo il quale si sta per manifestare un nuovo fenomeno, quello della pirateria digitale relativa ai libri.
La questione non è davvero del tutto nuova, visto che copie digitali non autorizzate di tanti testi circolano ormai da anni, forse anche da prima che esplodesse il fenomeno della pirateria musicale. L’elemento di novità, potenzialmente dirompente, è la diffusione dei supporti digitali, grazie all’invasione di lettori come il Kindle.

Fino a pochi mesi fa le copie non autorizzate di libri e riviste circolavano in numeri molto ridotti, e spesso ci voleva qualcuno che si prendeva la briga di creare il file, prima di distribuirlo. Oggi, invece, poche ore dopo la pubblicazione di un e-book, lo si può trovare in giro per la rete, e scaricarlo senza pagare un centesimo.La stessa cosa accade per riviste e giornali.
Se, come si prevede, i libri elettronici si diffonderanno fino a sostituire quelli di carta, allora il problema andrà affrontato. E sarà difficile, per non dire impossibile, visto che con musica e film, fino ad oggi, non si è riusciti a ottenere nulla di nulla.
Ogni volta che si bloccava un software, o un sito, ne saltava fuori uno nuovo. E ad oggi film e musica continuano a circolare praticamente senza ostacoli. I pochi risultati ottenuti si possono tranquillamente etichettare come vittorie di Pirro.
Con i libri non sarà diverso. Si aggiungeranno ai materiali disponibili, insieme ai quotidiani e alle riviste. Gli editori librari si aggiungeranno alle major musicali e cinematografiche, faranno causa a persone e società, e cercheranno di convincere i governi del mondo a prendere misure sempre più rigide per contrastare il fenomeno.
Ne parleremo come di una novità, per un po’, e poi rientrerà tutto nell’ordinario. Ma la domanda “come contrastare il fenomeno della pirateria?” resterà senza risposte ancora per molto tempo.
La vera risposta sta in un cambio profondo nella cultura di tutti noi, ancora prima che nella riduzione dei prezzi e nella revisione della legge sul diritto d’autore. Una rivoluzione culturale che, mi fa male ammetterlo, non potrà mai cominciare in Italia. Peccato.











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