Negli ultimi giorni, e ancora oggi, molti si stanno spendendo per tirare le somme nel 2009, e quelle dell’intero decennio che si è appena concluso. Accade anche nel campo della tecnologia, naturalmente, dove però c’è un solo grande asse portante: la pirateria.

È stata, ed è ancora, la diffusione di file non autorizzati a spingere gran parte dello sviluppo tecnologico recente. Apple è rinata grazie all’iPod, ma pochi lettori sono del tutto privi di musica scaricata illegalmente. Se non ci fossero stati Napster e i suoi eredi, i lettori multimediali, ancora oggi, sarebbero prodotti molto meno interessanti. È lo stesso vale per gli HTPC, i lettori divX da salotto, i moderni smartphone, e molte altre cose. Per non parlare della diffusione degli abbonamenti adsl, che hanno fatto la fortuna di tanti operatori telefonici. I pirati faranno la fortuna anche dei lettori di e-book, c’è da scommetterci.
Ha ragione Lee Gomes: l’uomo del decennio dovrebbe essere Sean Fanning, creatore di Napster. Se è vero che la pirateria è un elemento fondante della cultura e della tecnologia moderne (e sarebbe difficile negarlo), allora bisogna interrogarsi su come saranno i prossimi anni.
La pirateria digitale ha di fronte ancora anni floridi, proprio per le ragioni che ho spiegato sopra: continuerà ad essere uno dei motori principali per la diffusione di tecnologie e dispositivi. I prossimi elementi importanti saranno senz’altro film in HD e libri.
La lotta. Gli scontri tra produttori e “pirati” continueranno, ma resteranno, come sono ora, delle operazioni di facciate, pensate per mantenere il fenomeno entro limiti accettabili, non eliminarlo, e alimentare l’idea di “buoni-contro cattivi”, alla quale ci si potrà attaccare quando, chissà quando, si deciderà di dare una svolta a questa situazione.

D’altra parte è difficile discutere su numeri come quelli riportati dalla EFF, che dimostrano come i prodotti più piratati siano anche quelli che producono più guadagni. L’equazione sembra scontata: un film di successo provoca anche molta pirateria, che di riflesso fa aumentare ulteriormente il successo, e i profitti generati.
Qualcuno, però, può comunque soffrire molto a causa della pirateria. I piccoli produttori, i registi indipendenti, i musicisti che cominciano la loro carriera, e in generale tutti quelli per cui anche una sola copia non venduta può essere un problema.
Bisogna fare attenzione a questi pericoli, e tenere sempre presente che quando si scarica qualcosa, qualsiasi cosa, si crea un danno: può essere un problema irrilevante, o può essere enorme, e l’unica cosa da fare è riflettere sulle proprie azioni.
La ricerca di una soluzione che metta tutti d’accordo è un processo ancora molto lungo. Nei prossimi anni vedremo ancora nuove leggi, nuovi processi, e nuove tecnologie pensate per aggirare gli ostacoli, più o meno virtuali, che saranno sollevati.

Vista la situazione, però, si può stare più o meno certi che ci saranno leggi pensate per essere facili da aggirare. Ci sarà qualche processo, fatto per “salvare la faccia”, ma in sostanza pirati e produttori di contenuti continueranno a coesistere, come due elementi simbiotici che partecipano allo sviluppo e alla diffusione della società tecnologica. Probabilmente la fine di uno sarà il preludio alla fine dell’altro.









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