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Come si combatte il P2P in Spagna, una proposta accettabile?

9 gennaio 2010
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Anche la Spagna, dopo anni di latitanza, ha deciso di darsi da fare per limitare la pirateria digitale. Da ieri, infatti, i giudici spagnoli potranno decidere se si può chiudere un sito web, se questo viola in qualche modo il diritto d’autore.

Il giudice riceverà indicazioni da una commissione, creata appositamente e facente capo al Ministero della Cultura. Questa commissione, prima di rivolgersi al giudice, cercherà di risolvere la questione “pacificamente” con gli amministratori del sito interessato.

Coerentemente con quanto espresso a Strasburgo, Madrid ritiene che l’intervento di un giudice (uno di alto livello, inoltre) offra le garanzie sufficienti. La Moncloa, inoltre, ha più volte fatto capire che in Spagna non si procederà contro i singoli utenti, come è invece accaduto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.

Angeles Gonzalez Sinde, Ministro della Cultura

Angeles Gonzalez Sinde, Ministro della Cultura

Il ministro Gonzales Sinde ha voluto rassicurare chi vede in questa legge una possibile minaccia alla libertà di espressione, spiegando che il governo spagnolo si occuperà soprattutto di siti che “lucrano e danneggiano qualcuno perché sfruttano un prodotto per il quale non hanno permessi, e questo non ha nulla a che vedere con un blog che cita un frammento di una canzone, o ne include il video”.

I detrattori non sono convinti della bontà delle intenzioni, seppure gli esempi posti dal ministro siano convincenti: “è come con (il Ministero della) Sanità ogni settimana blocca decine di siti che vendono farmaci non autorizzati o falsificati; nessuno si è mai preoccupato della possibilità che si chiudano blog”, ha spiegato.

Mentre ancora si attende un’analisi del testo definitivo, gli oppositori parlano di “ritorno del franchismo”, “leggi liberticide”, e cose ancora peggiori. Difficile dire se e quanto queste critiche siano giustificate, ma qualche sospetto è legittima.

Questa legge va nella stessa direzione di un recente pronunciamento della Corte di Cassazione italiana, e cioè che si può chiudere “un sito web”, per violazione del diritto d’autore. La descrizione generica è pericolosa per il fatto che ci rientra qualsiasi cosa, dal sito che ospita direttamente i file, al forum di utenti P2P, fino al sito informativo che semplicemente informa su cosa accade nel mondo P2P.

Tutto sta nel definire e misurare la violazione del diritto d’autore, e su questo punto in nessun paese si è fatta chiarezza né si sono messi paletti.

Il caso spagnolo, se ce ne fosse bisogno, dimostra comunque una cosa: la circolazione di materiali illeciti è un argomento che tocca da vicino tutti i paesi del mondo, e non è una questione di colore politico, visto che il governo di Zapatero agisce come quello di Sarkozy.

Tutti, indistintamente, si sono attivati per proteggere il diritto d’autore online, e per limitare il P2P. Sembra un bene, e di certo i produttori di contenuti sono soddisfatti. Per qualche ragione, altri aspetti della pirateria digitale sembrano non contare nulla, nelle sale dei bottoni.

Che dire del fatto che chi scarica tendenzialmente spende di più di chi non lo fa? Ci si aspetta forse che queste persone aumentino ulteriormente il loro budget? È possibile, come lo è il contrario. E delle opere che sono diventate famose grazie alla pirateria, diffondendosi più di quanto ci si sarebbe aspettato? Ci si aspetta forse che vivano di vita propria?

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