Google Vs China, una matassa difficile da sbrogliare.

1. Introduzione

Tutti, o quasi, hanno sentito parlare dello scontro tra Google e il governo cinese, nato dagli esiti della chiamata “Operazione Aurora”, che ha portato alcuni (bravi) esperti informatici ad infiltrarsi sui server di Google, e sottrarre informazioni da alcuni account di posta elettronica, e altre informazioni, genericamente descritte come “proprietà intellettuale” di Google.

La storia qui è tutt’altro che chiara, ma ci sono comunque alcuni punti che si possono approfondire fin da subito, fermo restano che gli strascichi di questa storia si sentiranno per anni. Anzi, a pensarci bene questa faccenda segna probabilmente un punto di svolta nell’economia del 21esimo secolo, le cui conseguenze sono impossibili da prevedere.

Il punto di partenza per capire cosa è successo è la reazione di Google, che ha deciso di smettere di censurare i suoi risultati in Cina, di fatto andando apertamente contro il governo di Pechino. L’opinione diffusa, infatti, è che gli attacchi contro Google provenissero direttamente dallo stato cinese, ma nulla si può dimostrare, a riguardo.

Tanto per cominciare, è importane capire che Google aveva accettato di sottostare alle richieste del governo cinese circa quattro anni fa, ma senza il benestare di tutti i dirigenti. Sergey Brin, cresciuto nella Russia postsovietica, non voleva saperne, e si astenne al momento di votare.

Brin, e gran parte dei dipendenti di Google, non hanno mai digerito la censura di stato, è la scelta dell’azienda, cioè quella di anteporre il fatturato al mantenimento dei principi etici su cui la stessa Google si fonda (senza molta ufficialità, a dire il vero).

La scelta recente, quindi, è la chiusura di quella che per l’azienda è stata una parentesi. Page e Schmidt, l’altro fondatore e l’amministratore delegato, sarebbero probabilmente pronti a venire a compromessi con il governo cinese. Ma non succederà.

Qualcuno ha portato fiori alla sede cinese di Google, come ai funerali.

Qualcuno ha portato fiori alla sede cinese di Google, come ai funerali.

Le motivazioni, però, non sono solo una questione o di missione aziendale. Le cose, dopotutto, non sono mai semplici.

Teorema 1: la dirigenza Google aveva già considerato sia la possibilità di opporsi al governo cinese sia quella di lasciare il paese. La prima si è verificata, la seconda potrebbe verificarsi.

2. Il furto di proprietà intellettuale

Credo che non si sia enfatizzato abbastanza il “lato b” degli attacchi verso Google. Eppure si è parlato chiaramente di furto di proprietà intellettuale.

  • Se c’è bisogno di rubarla, vuol dire che non ci si può arrivare in altri modi, per quanto poco onesti.
  • Se vale la pena di rubarla a Google, è perché si tratta di una cosa preziosa, che può sbilanciare tutti gli equilibri in gioco.
  • Se nessuno l’ha copiata ancora, e le imitazioni non sono all’altezza, significa che nessuno è in grado di capire come funziona.
  • Se cerchi di mettere a segno il furto del secolo, è perché cerchi il bottino più prezioso.
è stata una relazione breve, dal futuro incerto

è stata una relazione breve, dal futuro incerto

Delle tante proprietà che ha Google, quante possono soddisfare tutti i requisiti, e rispondere a questi requisiti. A me ne viene in mente solo una: la tecnologia di ricerca. Quella che rende Google quello che è, che in dieci anni l’ha trasformata in una delle prime aziende al mondo, sia per fatturato che per influenza culturale.

Se PageRank è stato sottratto, allora gli attacchi ad attivisti e giornalisti non sono stati che un diversivo.

Se PageRank è stato sottratto, allora la reazione di Google è il minimo che ci si possa aspettare.

Se PageRank è stato sottratto, allora le cose andranno anche peggio di come stanno andando.

Se PageRank è stato sottratto, non mi stupirei di vedere Big G. fare il possibile per bloccare l’evoluzione della tecnologia cinese.

Se PageRank è stato sottratto, allora ci sono trattative in corso, lontano dai riflettori, per risolvere una questione che potrebbe rivelarsi una specie di attentato di Sarajevo.

Teorema 2: l’attacco è andato a colpire Google al cuore, creando un danno concreto sconosciuto, e uno potenziale enorme.

Google ha solo una cosa per la quale rischiare tanto.

Google ha solo una cosa per la quale rischiare tanto.

La domande a cui dovremmo dare risposta sono:

  • Se gli attacchi informatici si fossero limitati alla posta elettronica degli attivisti, Google avrebbe fatto le stesse scelte?
  • Che cosa è stato sottratto dai server di Google?
  • Qual è la vera portata di questo scontro? Stiamo guardando la guerra come sarà nel XXI secolo?
  • Come siamo arrivati ad una situazione culturale globale per la quale nessuno si stupisce di vedere una nazione scontrarsi con un’azienda?

Cercherò di tornare in futuro su questi argomenti, per vedere se con un po’ di speculazione e le letture disponibili si riesce a tracciare un quadro più delineato. Nel frattempo, se qualcuno vuole condividere i suoi pensieri su questo argomento, può farlo nei commenti.

Per segnalarmi qualcosa, scrivetemi pure a valerio.porcu@gmail.com

Post correlati:

  1. Sindrome cinese. Gli impegni salvafaccia di Pechino.
  2. Sindrome cinese: Google in Cina è più che altro un farsante
  3. Sindrome cinese: non è Google, non è la Cina, è il domani che ci piomba addosso.

2 Responses to “Google Vs China, una matassa difficile da sbrogliare.”

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by Tom's Hardware ITA, valerio porcu. valerio porcu said: BLOG: Google Vs China, una matassa difficile da sbrogliare. http://bit.ly/8QaIn1 [...]

  2. [...] Scusate se non mi alzo Tecnologia e irriverenza « Google Vs China, una matassa difficile da sbrogliare. [...]

Leave a Reply