Sabato ho visto Avatar in 3D, nella sala Energia del cinema Arcadia di Melzo, che si ritiene la migliore in Italia, e tra le prime in Europa. È un po’ come la “prima classe” tra le cinque disponibili.
L’hanno visto anche i miei colleghi Andrea e Manolo, in sale non altrettanto blasonate, e le loro opinioni sono un buon punto di partenza. Avatar, inutile negarlo, ha tutto il suo interesse nella tecnologia 3D. Sia per Andrea che per Manolo non ne vale la pena: il film ha colori vividi e brillanti, che gli occhiali tendono a spegnere. È vero, durante la visione mi sono tolto gli occhiali, scoprendo in Pandora un modo vibrante di sfumature e luci. Bello anche con gli occhialini addosso, ma forse l’immagini si gode meglio in 2D.
L’effetto 3D è molto visibile nelle prime immagini, ma poi l’occhio si abitua, e non è più così impressionante. E questo è un bene: facendo un po’ più di attenzione a questo aspetto, infatti, si nota che il 3D è pervasivo e onnipresente, che ogni immagine ha una profondità di campo (se si può chiamare così) eccellente, una percezione del mondo raffigurato mai vista prima. Splendido, almeno da un punto di vista tecnologico.
Posso affermare con certezza di aver visto un film migliore dei miei colleghi: lo schermo più grande dell’Arcadia, infatti, ti fa immergere di più nelle immagini, ti dà più l’impressione di “starci dentro”, ma non abbastanza. Il fatto è che lo schermo del cinema ha dei limiti, una cornice che ti ricorda di continuo qual è la “vera” realtà in cui ti trovi. Bello vedere che parte dell’immagine sembra sfiorare, o sovrapporsi, con le teste degli spettatori davanti a te. Ma quegli spettatori ci sono, come a dirti “hey, non andare troppo in là con la fantasia”. Ecco, lo sforzo d’immaginazione, la sospensione dell’incredulità, necessaria per godersi un’opera di fantascienza, sono frustrati dai limiti dello schermo, anche di uno enorme come quello della sala Energia. L’occhio è ingannato, ma non a sufficienza.
Ho insistito per vedere questo film in quella sala, e sono contento di averlo fatto. Ho vissuto un’esperienza ricca, con immagini ricche di dettagli e ad altissima definizione, senza mai sentire sensi di nausea. Solo gli occhiali, troppo grossi e pesanti, alla fine sono stancanti. Ma con un film più corto si potrebbe resistere.
Alla fine esci dal cinema “come al solito”, c’è poco da girarci intorno, e quello che ti ha colpito sono tutti gli altri aspetti del film, e in questo caso una sequela di negatività lunghissima. E per di più hai il sospetto che in 2D forse avresti visto un film migliore, ma non è il mio caso.
La tecnologia 3D è ancora acerba, e soprattutto non ci sono sale specializzate. Una sala costruita con in mente quel tipo di visione avrà uno schermo che occupa tutto, o quasi, il campo visivo dello spettatore. Gli occhiali, se saranno ancora necessari, saranno più leggeri, e non faranno perdere luminosità e colori. C’è ancora tanto spazio per migliorare.
Il 3D può far risorgere il cinema, perché può darci una ragione per pagare il biglietto: tra DVD economici, canali satellitari, impianti home cinema relativamente economici e (non prendiamoci per il culo) film pirata, è difficile oggi farsi convincere a pagare il biglietto. A meno che in sala non ci sia qualcosa impossibile da riprodurre in casa.
Impossibilità data anche dal fatto che, a quanto parte, Avatar occupa 1 petabyte di dati. Se voleste scaricarlo, ci vorrebbero settimane. Potreste comprarlo solo su una serie di hard disk, che poi non sapreste dove mettere, o guardalo in streaming, se avete una connessione da almeno 50 Mb al secondo reali. Meglio andare al cinema, sapendo che il né il DVD né il BluRay saranno la stessa cosa.
Quanto al film in sé, non c’è molto di buono da dire: il soggetto e la sceneggiatura sono ingenui, scontati, ripetitivi e noiosi all’inverosimile. Avatar mette insieme Pocahontas, Un uomo chiamato cavallo, Balla coi lupi, tutti i film sul Vietnam, quasi ogni western esistenze, e naturalmente i precedenti film di Cameron, fatto salvo forse Titanic (forse). Per esempio:
1) Un uomo chiamato cavallo. La formazione dell’ex-marine Jake Scully, a parte che non l’hanno appeso per i capezzoli (grazie GC per averlo notato).
2) Aliens: la compagnia mineraria è probabilmente la stessa. Ripley ha cambiato nome perché si è rotta le ovaie di essere spedita in mezzo ai mostri.
3) Indiani contro cowboy. Stavolta il regista sta dalla parte degli indiani. Come in Soldato Blu, ma con meno tensione drammatica.
4) Si potrebbe andare avanti a lungo, ma vorrei chiedere ad un amico di farlo per me.
Cameron d’altra parte non è mai stato famoso per aver fatto film convincenti dal punto di vista narrativo, ma piuttosto per titoli dall’impatto visivo senza precedenti. Nella categorie rientrano i primi due Terminator, Aliens e The Abyss. Se non conoscete questo regista, potete anche ignorare gli altri titoli, e forse anche Terminator II e The Abyss.
Per quanto riguarda Pandora, il mondo dove si svolge il film, non c’è molto di nuovo, e un sacco di stupidaggini. Le scene di combattimento ripropongono i marine di Aliens, esoscheletri compresi (con un po’ di Matrix Revolutions), le navi da guerra di Half Life 2, gli stereotipi “cowboy contro indiani” e quelli del Vietnam (alcune scene sono una copia di Platoon), e lascia decisamente perplessi.
Carina la foresta dove, come ha notato uno degli amici che mi hanno accompagnato, puoi fare Billy Jean praticamente ovunque (grazie MP). Un po’ meno divertente l’idea di indigeni che “possono scaricare e caricare dai continuamente”. Tanto valeva che invece di trecce gli avessero dato un porta USB, o al limite una FireWire.
Alcune domande senza risposta:
1) C’è un animaletto che vola come un elicottero. Girano le ali e gira il corpo. Perché non si è estinto?
2) Secondo quale principio mettere sei zampe a un cavallo o a un cane li rende dei mostri alieni?
3) L’eroe riesce a domare un uccello predatore gigante, e tutto quello che Cameron ci offre sono 6 secondi di buio. Qualcuno aveva dimenticato di accendere la cinepresa?
4) Esiste un fisico, da qualche parte, capace di inventarsi almeno una spiegazione plausibile per delle montagne volanti?
5) Se Pandora è davvero un organismo vivente, e tutte le creature sono collegate, come che l’azienda arriva a comincia a scavare come se niente fosse?
6) Il finale è molto aperto e molto stupido. Perché non ci dicono subito se ci faranno un secondo film o una serie per la TV?
7) Perché sono così determinato a seguire un’eventuale serie TV?
8) Alla fine Jake fa la sua scelta per la ragazza o per le gambe? (domanda che infiamma il dibattito uomini-contro-donne).
9) Prima dello scontro, Jake fa un discorso epico per scaldare i cuori dei Na’Vi. L’unico modello da cui prendere era proprio Braveheart?
10) Il genere umano si è evoluto, e sappiamo viaggiare nel cosmo. Com’è che usiamo ancora armi da fuoco da XX secolo?
11) Ma davvero i Na’Vi e Jake pensano che i terrestri non torneranno più armati e più incazzati?
Eppure le immagini spettacolari e il 3D convincente portano ad una sola conclusione: andate a vederlo al cinema, e scegliete la migliore sala disponibile. Se è necessario, aspettate.














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