In questi giorni, per un curiosa sovrapposizione di eventi, si è parlato piuttosto male di Google. Le ragioni non mancano, ma nemmeno le idiozie. La cosa più interessante arriva dalla Spagna, dove prima il presidente di Telefonica, e poi nientemeno che l’ad di Vodafone, hanno detto che Google dovrebbe pagare le compagnie telefoniche per il traffico che genera.
L’idea è tanto semplice quanto ottusa: Google si arricchisce grazie al traffico sui suoi siti, e alla pubblicità che piazza praticamente ovunque in giro per la rete. Siccome Google ha praticamente il dominio e il controllo assoluto della ricerca online, c’è il rischio concreto che diventi un monopolio di fatto, economicamente dannoso per i suoi concorrenti.
Perché sempre più spesso si sente dire che Google è, o potrebbe essere, un monopolista pericoloso? Da una parte è bene considerare che le accuse vengono quasi sempre da concorrenti di Google, o da chi, in modi fantasiosi, vuole un pezzo della sua torta. È il caso delle compagnie telefoniche, che dicono “Ecco, questi fanno i soldi e noi restiamo a bocca asciutta”, come se non prendessero il dovuto per il servizio che offrono.
Loro vorrebbero che Google pagasse una doppia bolletta: una è quella che già paga, nei vari paesi, per la banda dedicata ai server. La seconda sarebbe una sorta di dazio: Google dovrebbe pagare alle telco una parte di quanto guadagna, come risarcimento per l’uso della rete. Uso che, però, già paghiamo noi utenti, con la bolletta telefonica. Insomma, Google, o qualcun altro, dovrebbe pagare due volte, perché una non basta più.
L’assurdità mi sembra palese, ma provo a chiarirla con una metafora: diciamo che le linee sono la rete stradale. Io ho la mia auto, la prendo per uscire di casa, mi dirigo al centro indicazioni più vicino, e mi faccio dare le istruzioni per giungere a destinazione. Lo stesso gestore del Centro Informazioni mi dà anche altri servizi, come la ristorazione, il giornale e il lavaggio auto (Gmail, Google Reader e Picasa, per esempio). Le strade sono di proprietà di Autostrade SpA, e sia io che il Centro Informazioni paghiamo l’abbonamento. Autostrade Spa, però, ha notato che il Centro ha guadagni molto alti, e ne vuole un po’, quindi chiede al Centro Informazioni di pagare un’altra volta. Con me, che ho un’auto di piccola cilindrata, non può farlo perché la legge glielo impedisce.
Piuttosto comico, no?
Dall’altra parte un monopolio potrebbe esserci, visto che non si può negare che esista una netta “posizione dominante” nel settore della ricerca, e anche in quello della pubblicità online. Qualche indizio lo offre Gary Reback, che però guarda alla questione con occhi imparziali, avendo un interesse diretto nella faccenda di Google Books Search.
Reback fa un’affermazione fondamentale, quando dice che la ricerca è “la tecnologia più importante dell’economia moderna”. E visto che Google a livello mondiale ne ha il 70%, la questione esiste.
Il fatto è che quel 70% (95% in alcune parti del mondo) non è frutto di pratiche disoneste. Significa che ogni giorno, in tutto il mondo, sette persone su dieci scelgono di usare Google per fare le proprie ricerche. Google ha raggiunto questo risultato offrendo un prodotto di altissimo livello, che i suoi concorrenti non sono ancora riusciti ad imitare. Come si “rimedia” a un fenomeno del genere. Forse con la famosa “livellazione al ribasso” di cui parlano i miei amici insegnanti?
Poi c’è la questione dell’abuso. Vista la visibilità delle sue pagine, Google potrebbe approfittarne per promuovere le proprie attività, o per comunicare messaggi aziendali. Anzi, più che potrebbe, lo fa. È successo con il Nexus One, ma anche per spiegare (o almeno provarci) la questione della Sindrome Cinese, tutt’ora aperta.
Google fa paura per questo? Probabilmente no, ma fa comodo spargere la voce. È una tecnica di marketing, che favorisce chi ha interessi opposti a quelli dell’azienda di Page e Brin. Come consumatori e utenti della rete, tuttavia, per ora abbiamo il dovere di restare vigili, ma possiamo anche mantenere una certa calma, però. Continuiamo a guidare la nostra auto, preoccupati perché il Centro Informazioni potrebbe giocarci un brutto scherzo. Ma per ora tutto bene.
I concorrenti di Google dipingono uno scenario nel quale quest’azienda gestisce in esclusiva tutti i libri del mondo, manipola i dati personali di tutti noi, e ostacola chiunque non sia allineato, semplicemente facendolo sparire dalla rete. Se proprio volete preoccuparvi, fate pure, perché è tutto vero: Google ha già questo potere smisurato. Già oggi potrebbe decidere di mettere fine all’esistenza di un sito web, semplicemente evitando che compaia nei risultati della ricerca (anche per questo Facebook e Twitter vengono dipinti come concorrenti). Per qualche ragione, però, tutto resta sempre al condizionale. Curioso.
Perché, però, è assolutamente improbabile che Google abusi del potere che ha accumulato? Non ci sono garanzie, c’è poco da chiacchierare. Però è lecito supporre che l’azienda abbia imparato da quanto è successo a Microsoft, dalle diverse denunce e dai molti articoli che sono stati scritti su questo argomento.
Bisogna anche tenere presente che alterare i risultati di una ricerca, per ostacolare qualcuno o favorire qualcun altro, metterebbe in discussione ciò che fa di Google quello che è, e cioè la qualità dei risultati. Magari io, con la mia auto, non mi accorgerei di ricevere informazioni inaffidabili. Ma qualcun altro potrebbe. (madonna quanti condizionali).
Per quanto si tenti di fermarla, Google non ha fatto nulla di (troppo) illegale, tranne forse fare la scansione di libri senza permesso. Ma anche se fosse, come si può immaginare di ridurre il potere di Big G? Il suo successo viene da quelle sette persone che lo scelgono ogni giorno. Qualcuno, forse, pensa di andare di porta in porta a dire “Usa Bing, o Yahoo, o Ask, o Hotmail. Basta che non sia Google”. Sarebbe come mettersi sull’autostrada, a piedi, e sbracciare per convincere i guidatori a fermarsi presso un centro informazioni diverso, che sappiamo non essere all’altezza de nostro fornitore preferito.
Non credo proprio.

Nota: Tutte le immagini di questo post sono state cercate e trovate con Google, ma si poteva fare anche con un altro servizio. Probabilmente però l'ultima immagine ti ha impedito di leggere questa nota.



















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