La EFF si è presa il disturbo di riportare le affermazioni e i conti di Google, presentati per difendere l’accordo sui libri digitali. L’incontro con il giudice ha avuto luogo ieri, e ha portato a un nulla di fatto.
Stando a Google, al mondo ci sono 174 milioni di libri.
42 milioni di libri sono sugli scaffali e nei cataloghi di chi ha firmato l’accordo con Google.

10 milioni di quelli potenziali rientrano effettivamente nell’accordo, perché pubblicati in USA, Canada, Regno Unito, Australia o Nuova Zelanda.
La metà di questi, cioè cinque milioni, è fuori stampa. Per il 20% di questi non sarebbe possibile risalire al proprietario del diritto d’autore, quindi avremmo 1 milione di libri orfani.
Ammesso e non concesso che questi numeri siano credibili, che cosa significano? Che quella delle opere “orfane” è una storiella. Ci sono decine di organizzazioni e aziende che stanno cercando d’impedire a Google di andare avanti con il suo progetto di digitalizzazione dei libri del mondo.
E tutti a dire che viola il diritto d’autore, che si approfitta ingiustamente dei libri orfani. Ma quanti soldi potrebbe fare Google con i libri orfani? Pochi, quattro soldi, che l’azienda si è già impegnata a vincolare in un fondo speciale.
No, agli editori del mondo non frega niente né del monopolio né della gestione “giusta” del copyright, o della privacy dei lettori. Gli rode e rosicano perché Google li mette a confronto con un mercato e con una concorrenza fastidiosa. Scusate se non mi alzo.



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