Welcome to Magazine Premium

You can change this text in the options panel in the admin

There are tons of ways to configure Magazine Premium... The possibilities are endless!

Member Login
Lost your password?

L’iPad è un bene per i giornali, ma una minaccia per la cultura dei lettori?

10 aprile 2010
By

Riporto con piacere le osservazioni di Jeff Jarvis sul fenomeno iPad. Per una volta non si tratta della  bontà del prodotto, che alla fine è una questione legata soprattutto alle preferenze personali.

Il fatto è che, allo stato attuale, portare la lettura di libri, e soprattutto giornali, sull’iPad, rischia di alimentare un fenomeno pericoloso, e cioè l’attaccamento a vecchie forme di pubblicazione, che male si abbinano alla vita moderna.

Vi lascio alla lettura del post di LSDI.

***************

Le osservazioni fortemente critiche di Narvic su Novision vedi Lsdi, L’ iPad, per la stampa la fine di una illusione, vengono confermate da un’ altra voce, molto autorevole, che ridimensiona l’ entusiasmo di questi giorni per l’ iPad. E’ quella di Jeff Jarvis, giornalista e osservatore delle cose del web sul suo seguitissimo blog, BuzzMachine, secondo cui anzi la creatura di Steve Job sarebbe “regressiva” e “limitata”. Non solo  perché non ha interattività, non ha videocamera o porte Usb e si basa soltanto su applicazioni. Ma anche perché spinge gli editori a sbagliare di nuovo concentrando le loro speranze sul passato invece di guardare al futuro.L’  iPad è regressivo – dice Jarvis in un post dedicato ai “pericoli dell’ iPad” -. Cerca di convertirci di nuovo in una audience. E’ questo il motivo per cui l’ industria dei media e gli inserzionisti lo stanno accogliendo con tanto fervore, perché pensano di poterci riportare tutti ai loro bei vecchi tempi, quando eravano solo consumatori, e non creatori,  quando controllavano la nostra esperienza mediatica e i modelli di commercio, e noi tutti li tenevamo in piedi.L’ esempio più assurdo, estremo – secondo Jarvis –, è  l’ applicazione di Time Magazine, che di fatto non è altro che un pdf della rivista con aggiunto uno strambo video. Peggio della pagina web: non possiamo commentare, non possiamo fare remix, non possiamo uscire, non possiamo rientrare, e credono che valga 4,99 dollari alla settimana. Anche se le foto sono buone.Ecco perché stiamo sentendo tante giustificazioni sui limiti dell’ iPad: è stato pensato per il consumo, ci dicono, non per la creazione. Sentiamo anche dire, come nell’ analisi critica di David Pogue, che è il computer di nostra nonna. Questa cantilena è intrinsecamente snob  e insultante. Dà per scontato che nostra nonna non abbia niente da dire. Mentre dopo 15 anni di internet sappiamo che ne ha tante di cose da dire.E’ da tempo che vado dicendo che il telecomando, la tv via cavo e i videoregistratori ci hanno dato il controllo del consumo dei media; mentre internet ci ha dato il controllo sulla loro creazione. Pew dice che un terzo di noi crea contenuti per internet. Ma tutti commentiamo i contenuti, con la posta elettronica o se stiamo mangiando un boccone da qualche parte. In un modo o nell’ altro tutti noi diffondiamo, reagiamo, rielaboriamo o creiamo. Però non con l’ iPad.

viaiPad, il pericolo della “regressione” | LSDI.

Tags: , ,

  • dovella

    Io ancora non comprendo una cosa ,

    Porto un esempio pratico, ero un accanito lettore di tutte le riviste informatiche , grazie al WEB io (e direi la maggioranza) non spendo piu un soldo in edicola (e grazie al Web conosco le fonti di ogni innovazione a me cara), stesso discorso vale per ogni settore.
    L’edicola è gia morta da tempo grazie ad Internet, a questo punto spiegami a cosa servirebbe un edicola virtuale se quella cartacea è gia morta da tempo?
    I contenuti sono sempre quelli .

  • Valerio Porcu

    Per una volta siamo d’accordo. L’idea di edicola virtuale su un dispositivo secondo me ha il suo senso, se (ed è un bel se), rende più facile la lettura rispetto al notebook, o netbook o smartphone. Il formato dell’iPad e dello Slate, e un po’ anche del Kindle, in questo senso sono una buona cosa. Però la Rete ha introdotto un valore aggiunto alla lettura digitale, che è il commento e l’interazione. In altre parole, come si dice nel post, Internet ha dato voce al lettore. I nuovi formati elettronici, invece, tornano a zittirlo, perché sono una semplice replica della versione cartacea. Questo è il problema esaminato in questo post, e mi sembra molto molto rilevante.

  • dovella

    Indipendentemente da chi lo produce, io non credo in questo formato che sia Ipad, Slate o altro.
    L hardware non è ancora all’altezza per creare un segmento concreto, per me quest’anno è il momento buono per i netbook con ION 2 che schizzano con WIndows 7 Home Premium (senza ION non comprerei alcun tipo di netbook)

    Il fenomeno del momento si chiama Social (forse lo è sempre stato anche se in forme diverse ) la gente vuole scrivere e condividere,
    un Netbook consente di portare con se un vero e proprio PC adatto ad ogni esigenza,
    Appena esce un netbook convertibile touch incluso (con ION 2) mi ci butto ;)

    Per gli Slate/Ipad…………lasciamo spendere ai BetaTester PAGANTI ;)

  • Pingback: L’iPad è un bene per i giornali, ma una minaccia per la cultura dei lettori?

  • http://www.futureistomorrow.it Gadjet

    Questa visione del fenomeno iPad è decisamente illuminante, non avevo pensato al fenomeno sotto questo punto di vista anche perchè non ho ancora avuto la possibilità di avere fra le mani un prodotto del genere. Questo però significa che la prima grossa azienda che avrà il coraggio di lavorare su un modello di business di nuova generazione potrà conquistare una corposa fetta di mercato in pochissimo tempo!
    Basterebbe che Google cominciasse a lavorare sulla produzione diretta di contenuti per sconvolgere completamente il mercato…

    Gadjet

  • dovella

    Google ? Muhahhahaaaaaa
    Ma la storia non la conosci ?