Secondo Eric Schmidt Google ha la fastidiosa tendenza a farsi dei nemici. C’è da crederci, non solo perché è l’amministratore delegato dell’azienda, ma anche perché negli ultimi tempi ci sono state molte notizie, che hanno raccontato di scontri più o meno accesi, con Google da una parte e qualcun altro dall’altra.
Secondo Schmidt il “problema” (ma secondo me sorrideva dicendolo) sta nelle politiche aggressive dell’azienda. Dice così che ogni governo ha una commissione, o qualcosa del genere, che si occupa di Google. Dice che le ragione è che “l’informazione è potere”.

Sul potere dell’informazione c’è poco da discutere. In tutti i paesi la gestione e il controllo del flusso informativo è al centro del dibattito politico, soprattutto quando c’è di mezzo Internet. L’Italia, in questo caso, è un esempio perfetto, da qualsiasi angolazione la si guardi.
Ma chi sono i nemici di Google? Parecchi:
- Ci sono le aziende concorrenti, Apple e Microsoft in primo luogo. Entrambe, in un modo o nell’altro, hanno cercato di ostacolare Google passando per vie legali. Apple ha denunciato HTC per colpire i cellulari Android, Microsoft guida la crociata per impedire che Google Boooks Search acquisti troppa importanza.
- La Cina, e in generale tutti i governi che applicano esplicitamente la censura. Google, per mantenere il valore della propria reputazione, ha messo in pausa le attività in Cina. Al momento l’esito della vicenda non è prevedibile. Sono coinvolte la sfera politica USA, diverse agenzie governative (a cominciare dai servizi segreti), e aziende di tutto il mondo.
- Autorità Antitrust di mezzo mondo stanno analizzando da vicino le attività di Google. Si sta osservando di tutto, dalle acquisizioni alle quote di mercato, fino ai controlli fiscali (pare che in Europa con le tasse Google abbia un atteggiamento un po’ sbarazzino).
- Paladini della privacy in tutto il mondo ritengono che Google tratti i dati degli utenti con leggerezza, che li sfrutti a scopi commerciali, o che semplicemente ne abbia troppi.
- Tutti gli altri paesi del mondo, che vogliono controllare il flusso d’informazioni, ma non censurare apertamente. In questo caso l’Italia è tra i primi (figuraccia, sì).
La lista potrebbe continuare, ma credo di aver reso l’idea. Di contro, che io ricordo, non c’è stata una sola occasione in cui Google abbia scagliato la prima pietra. D’altra parte il motto aziendale è “non essere cattivo”, e la coerenza è quasi un obbligo in questi casi.
È normale, certo, che un’azienda con strategie aggressive si faccia dei nemici. Ma il caso di Google non mi sembra tanto normale: tanti nemici, molti pericolosi e accaniti.
Uno poi potrebbe pensare “un nemico del mio nemico è mio amico”. Qui allora bisognerebbe rivedere la definizione di amicizia, e ricordare che nella lista non possono rientrare aziende (psicopatiche per definizione), né nazioni (non amichevoli per definizione).
Un bel problema, perché se non puoi trovare amici in queste guerre, l’unica è restare in mezzo al fuoco incrociato.












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