La legge HADOPI, conosciuta come “legge dei tre colpi” ha un corollario imbarazzante. I legislatori stanno cercando di far passare un principio secondo il quale il proprietario di una rete è responsabile dell’uso che ne viene fatto, anche se a scaricare film e musica è il vicino di casa.
Il concetto è semplice: al momento chi riceve un avviso d’infrazione, uno dei tre famosi “cartellini gialli”, potrebbe dire che ha una rete Wi-Fi, e qualcuno vi si collega a sua insaputa, per compiere il misfatto. Questa cosa accade quotidianamente nelle città, dove ci sono tante reti, quasi tutte prive di protezione.
I legislatori francesi, allora, hanno escogitato questo principio di “responsabilità per negligenza“. Il problema qui è andare oltre (calpestare) il principio d’innocenza: se uno dice che la colpa è del vicino, per rispettare il principio d’innocenza bisogna credergli, e quindi la norma HADOPI diventa incompatibile con le reti Wi-Fi, pubbliche e private. Proprio per preservare il diritto d’innocenza, questo paragrafo era stato stralciato dalla legge, e ora si sa cercando di reinserirlo senza violare la costituzione.
Scommetto che troveranno un modo.
Qui ci sono due questioni importanti. La prima riguarda il principio d’innocenza, che in uno stato moderno e democratico dovrebbe essere più rispettato di un santo (no, gli USA non rientrano nella categoria, a questo proposito). L’onere della prova deve ricadere sull’accusatore, e su questo punto non si può discutere.
È anche vero che bisogna evitare che la gente ci marci sopra. Se il vicino si collega alla mia rete e scarica Avatar, non c’è modo di dimostrare che la colpa sia sua o mia, se non perquisendo la casa in cerca del file. E anche li bisognerebbe dimostrare l’origine del file stesso. L’indirizzo IP, infatti, non ci dice quale utente collegato alla rete abbia compiuto l’azione.
L’altro grande tema è quello della sicurezza delle reti Wi-Fi. Come diavolo è possibile che ce ne siano così tante senza protezione.
Prima spiegazione: anni fa, parlando con un installatore di un noto operatore italiano, mi sono sentito dire “se imposti la password, poi quello non capisce un cazzo su come collegarsi, e ti chiama altre sei volte. E allora la lasciamo libera, così lui naviga e noi stiamo in pace”. Ah però!, dissi io.
La sicurezza della rete Wi-Fi invece è importante. Se avete dei vicini di casa, non impostare una password è semplicemente stupido. Perché è sicuro che se uno trova una rete ad accesso libero prova a collegarsi. D’altra parte tantissime persone non hanno competenze tecniche, e hanno tutto il diritto di restare ignoranti a riguardo (fino a un certo punto):
Per evitare il problema, basterebbe prendere delle piccole contromisure, ma facili facili:
1) Obbligare gli installatori ad attivare la password sui router degli operatori, e dare agli utenti un foglio con le istruzioni. Eventualmente impostare anche i computer di casa. Così si dovrebbero sistemare gli utenti che non sanno usare gli strumenti, ma che hanno tutto il diritto di navigare tranquilli.
2) Obbligare gli operatori (Telecom, Infostrada, etc.) a usare prodotti di qualità, e a mandare al riciclo i fondi di magazzino.
3) Introdurre una multa per chi ha una rete Wi-Fi non protetta. – Ok, questa è fantascienza.
4) Insegnare queste cose a scuola. Se hai una rete Wi-Fi, devi metterci una password. Si fa così e cosà. E al secondo anno ci mettiamo anche il filtraggio degli indirizzi Mac, e un’infarinatura sugli aggiornamenti firmware e sui protocolli di sicurezza.
5) Quanto sopra dovrebbe diventare parte degli studi alle scuole medie, con approfondimento alle superiori.
Se quanto sopra si verificasse, l’utente che dice “non sono stato io, qualcuno è penetrato nella mia rete” sarebbe più credibile. E si risolverebbe il conflitto etico sulla presunta innocenza.
Come dite? Il problema non è la presunzione d’innocenza, ma i soldi delle major e la commedia sul P2P? Hmmm …













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