Negli ultimi giorni, magari settimane, tutti parlano dello scontro tra Adobe Flash e HTML5, ma ci sono diversi aspetti che vale la pena di chiarire. La cosa fondamentale è liberare la mente da posizioni assolute, che derivano inevitabilmente dalle simpatie o antipatie che alcuni nutrono verso Apple.
L’azienda di Cupertino però non è interessata a sostenere uno o l’altro standard. Le posizioni di Apple dipendono da un’unica ragione: sostenere il proprio modello, che gli ha permesso di fare milioni di fatturato e utili, sia con la vendita di dispositivi che con quella di applicazioni.
E qual è il modello Apple? È il web frammentato in applicazioni. Chi naviga con un computer sa che tutti i contenuti sono accessibili tramite il browser (il programma che si usa per navigare, come Internet Explorer, Firefox, Safari o Chrome). Con un telefono cellulare, invece, il modello è diverso.
Il paradigma è nato con l’iPhone, e consiste nel creare un’applicazione per accedere ad un contenuto spesso disponibile anche online. Tutti i maggiori giornali ne hanno una, poi c’è quella di YouTube, e diversi giochi. Il risultato è che se voglio leggere il Corriere della Sera o Tom’s Hardware, quasi certamente userò l’applicazione, perché è più comoda e mi permette di leggere più facilmente. I video di YouTube similmente sono racchiusi in un contenitore simile alla pagina web, ma non proprio sovrapponibile.
Perché Apple ci tiene a salvaguardare questo modello? Per gli effetti collaterali che ha la frantumazione del web in applicazioni, il primo dei quali è il controllo assoluto del sistema. In qualsiasi momento Apple può decidere di togliere un’applicazione dal negozio online, o semplicemente di non accettarla, per le ragioni più diverse (il solito cappellaio matto).
Il secondo effetto è che le applicazioni possono essere vendute, e il terzo è che Apple sta tentando di monopolizzare la vendita di pubblicità al loro interno, con Quattro Wireless, mentre la pubblicità via browser è ancora in mano a Google. Anche in quest’ultimo caso, si parla di fatturati a sei zeri, mica noccioline. Per la pubblicità però l’Antitrust potrebbe metterci lo zampino.
Apple d’altra parte non impone vincoli di nessun tipo alle applicazioni web. In teoria uno può sviluppare un’applicazione che si avvia dentro il browser, e metterci dentro quello che gli pare, dalla pornografia ai videogiochi. L’impossibilità di usare Flash però rende questa via quasi impraticabile, almeno a chi vuole creare applicazioni complesse, con un po’ di grafica, gestione di dati e interazione.
Con lo sviluppo di HTML5 le applicazioni web potranno diventare un concorrente valido in futuro, ma non prima di due, forse tre anni.
La lettera aperta di Steve Jobs e la risposta di Adobe quindi sono solo sintomi leggeri di una questione più profonda. I contenuti di cui si parla sono aria fritta o poco più. I problemi tecnici sono superabili: Flash sarà utilizzabile sugli smartphone Android entro la fine dell’anno (quello vero, non Flash Lite). Windows Phone seguirà in fretta, e così Symbian.
Se Apple volesse potrebbe metterlo anche su iPhone: sarebbe forse più difficile, considerando che iPhone OS condivide molto con Mac OS, che storicamente non va molto d’accordo con Flash. Lo stesso video, infatti, carica di più il sistema su un Mac, rispetto a un Wintel. Ma è un problema del codice Apple, non di quello Adobe.
Ci sarebbero poi da analizzare le affermazioni di Jobs e da fare un confronto tecnico tra Flash e HTML5 (che non sarà uno standard ancora per molti anni). Magari in un post futuro, per ora vi rimando a due articoli in inglese.
HTML5 Vs. Flash. What You Haven’t Heard
Steve Jobs on Flash: Correcting the Lies












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