Quando si parla di Rete tutti abbiamo il nostro personale punto di vista. Gli studi sociali e le opinioni sono già abbondanti, a riflettere l’immensa varietà di contenuti disponibili. Come con la TV, i videogiochi o i romanzi rosa, c’è chi dice che l’uso di Interenet sia dannoso per le menti dei più giovani (e non), e chi sostiene invece che sia benefico.
Questa dicotomia si trascina da un po’, e periodicamente emergono nuovi elementi a testimoniare le ragioni dell’uno o dell’altro schieramento. Lo scorso giugno il dibattito è stato ravvivato da due delle voci più influenti degli ultimi anni, per quanto riguarda questo argomento. Clay Shirky e Nicholas Carr. Del primo ho già parlato, quando ho cercato di decifrare l’algoritmo della fiducia.
Per Shirky la diffusione della rete è positiva. La paragona ad altre rivoluzioni culturali, che hanno permesso alla conoscenza di diffondersi, e dato a più persone la possibilità di esprimersi. Inevitabilmente con tale crescita di libertà aumenta anche la quantità di materiali mediocri e trascurabili, come questo blog, ma poco importa. Il fattore fondamentale è che ci sono più informazioni, e che più persone possono partecipare al processo di creazione delle informazioni stesse, in tanti modi diversi.
Non solo. La Rete ha reso possibilie la creazione collaborativa. Progetti immensi sono resi possibili dalla partecipazione volontaria di migliaia di persone in tutto il mondo, spesso a titolo gratuito. E nella maggior parte dei casi i risultati sono encomiabili.
Inevitabilmente, prima vengono le frivolezze, e poi la conoscenza profonda. Shirky ricorda che la stampa fece nascere prima i racconti erotici, e cent’anni dopo i testi scientifici.
La chiave del problema è quindi la distrazione. La conoscenza è vicina, e quindi lo è il nostro miglioramento come persone. Gli elementi che ci allontanano da essa però sono ogni momento più numerosi e difficili da evitare.
Shirky è però ottimista, e crede che l’esplosione dei contenuti online, per noi che vi siamo esposti, avrà un percorso simile a quello dell’esplosione dei testi stampati, che spaventava persino Edgar Allan Poe.
In primo luogo Internet ha il pregio di restituire ai processi di lettura/scrittura una centralità che era andata persa, nelle nostre vite. Il secondo elemento per essere ottimisti è che bisogna guardare alle buone cose che si trovano in rete, alle idee intelligenti e innovative, che troveranno il modo di sopravvivere a quest’epoca di caos, e forse di germogliare in un futuro non lontano.
Nicholas Carr invece crede che leggere e formarsi tramite un’ipertesto sia dannoso, perché l’abbondanza di link e di contenuti aggiuntivi è una distrazione alla quale è quasi impossibile resistere. In altre parole quello che in linguistica si chiama cotesto diventa un elemento preponderante, e una barriera al pensiero profondo e alla ricerca dettagliata. In altre parole Internet è la ragione per cui molti di noi hanno una cultura superficiale e frivola. Alla profondità si preferisce la velocità, e questo è un danno.
Carr parte da una base molto solida, vale a dire il crollo del mito della multimedialità umana. È stato dimostrato oltre ogni dubbio, infatti, che non siamo fatti per fare più cose alla volta. Possiamo, grazie all’allenamento e un eccesso di orgoglio e autostima, leggere uno o due articoli, gestire un foglio Excel e un documento Word, ascoltare un brano musicale e sgranocchiare qualcosa. Ma probabilmente non facciamo al meglio nessuna di queste cose, e lo spuntino potrebbe andarci di traverso.
Carr però non riesce a vedere la positività che per Shirky è ovvia. Sarà per romanticismo, ma io preferisco pensare che Internet ci possa aiutare a migliorare. Avevo già ipotizzato questa cosa anni fa (anche prima che questi signori diventassero famosi), e oggi ne sono ancora più convinto.
La parte di umanità che quotidianamente si espone a Internete ridefinisce il proprio modo di pensare e di gestire le inforamazioni. Usa diversamente la memoria e ha un approccio non tradizionale alle nuove informazioni. Oggi probabilmente ha ragione Nicholas Carr, ma è una vittoria temporanea dei pessimisti. Con il tempo i contenuti della Rete diventeranno più comprensibili per tutti, e chi la usa imparerà a muoversi in essa con abilità.
Il nostro cervello è ancora un grande mistero. Non c’è ragione di credere che non sia capace di nuove meraviglie, se gli si offrono gli strumenti (Internet) e un po’ di tempo per farci l’abitudine.
Approfondimenti (in inglese), pieni di link da cliccare.
Nicholas Carr: Does the Internet Make You Dumber?
Clay Shirky: Does The Internet Make You Smarter?
Steven Pinker: Mind Over Mass Media.
Nick Bilton: The Defense of Computers, the Internet and our brains.













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