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Telefónica, Google, Verizon. Meglio le regole che l’anarchia delle corporation

30 agosto 2010
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Ci sarebbe da preoccuparsi se certe cose non succedessero. Se una delle più grandi Telco al mondo non dimostrasse di voler controllare le infrastrutture delle comunicazioni per ricavarci più denaro (di quanto sarebbe accettabile), ci ritroveremmo in un mondo al contrario, dove tutti hanno quello che serve loro, e ogni individuo e pronto a rinunciare a qualcosa affinché l’altro possa stare come lui. Roba che nemmeno  Eduardo Galeano, altroché.

Non mi sorprende mica tanto che Telefónica, il quarto operatore al mondo, abbia da ridire sulla netneutrality e, già che ci sono, anche sulle tariffe flat. Sono gli stessi che qualche mese fa lanciarono un macigno in un laghetto tranquillo – terrorizzando noi pesci rossi – affermando che Google dovrebbe pagare a loro una seconda bolletta (una già la paga per la banda consumata dai data center), per il traffico generato dai suoi servizi. Esticazzi.

Oggi l’azienda torna sull’argomento. L’esca è una minaccia: “se le cose continuano così, tra poco i costi (per mantenere le infrastrutture) supereranno i benefici, e nessuno vuole che questo accada”, dice Julio Linares, Amministratore Delegato di Telefónica.

La soluzione? Facile facile.

1)      I produttori di contenuto (Google, Yahoo, YouTube, i giornali, ma anche siti più piccoli, per quanto ne sappiamo), devono cominciare a contribuire alle spese.

2)      Bisogna rivedere il sistema tariffario. Oggi tutti pagano un caffè, ma c’è chi si sbafa un intero banchetto. O, in altre parole, far pagare di più a chi usa video in streaming, scarica molto, usa VoIP o chissà cos’altro. Traduzione: addio tariffa flat, bentornata tariffa a consumo.

Il problema non è inventato. Sia con le linee fisse con quelle mobili ci sono pochi utenti, meno del 10%, che totalizzano la maggior parte del traffico. Dire che chi consuma di più dovrebbe pagare in proporzione non è una cosa fuori dal mondo, almeno messa così. È il principio che ispira l’imposta sul reddito, che teoricamente funziona. Con la differenza che nel caso del traffico dati sarebbe molto più difficile, quasi impossibile, fare il furbo.

Qualcuno potrebbe pensare che si tratti dei deliri di un folle. Non è così per due ragioni. La prima è che non si tratta di una voce isolata. Gli operatori che la pensano così sono diversi, in tutto il mondo, e anche Google si è schierata: recentemente infatti l’azienda ha proposto un disegno di legge insieme all’operatore Verizon.

L’idea della neutralità della rete (Net Neutrality) è tramontata nella sua forma più assoluta. Qualcuno può crederci ancora, ma non succederà.

Vorreste che un’operazione chirurgica a distanza (un medico che manovra un robot), viaggiasse in rete con la stessa priorità di un video porno? Se il video scatta l’utente pazienza, ma il paziente, impaziente per definizione, finisce per lasciarci le penne.

Una regolazione è necessaria anche perché le lamentele sull’infrastruttura adeguata sono più che concrete. Costruitene altre!, direte voi. Sì, ma ci vuole tempo. E se le regole non arrivano in fretta, allora si creano delle (cattive) abitudini. Decideranno tutto le Telco, perché non ci si è messo una pezza in tempo.

La proposta di Google e quella di Telefónica sono pericolose per diverse ragioni. Si va dal pericolo di monopolio all’isolamento degli utenti in gruppi gestiti dai provider. Le possibilità sono tante, come testimoniano le tante voci che si sono levate per commentarlo.  Non è detto che sia la via più pericolosa però, visto che Linares ha anche detto di non essere interessato a “fare accordi come Verizon”. Se uno così rifiuta quella via, può significare solo che ne ha in mente una peggiore. Google e Verizon per esempio non hanno (ancora) detto che le tariffe flat sono un problema.

Le cose però devono cambiare. È una questione di realpolitik della rete. Mi piacerebbe che chiunque potesse accedere alla rete, da fisso o da cellulare, senza limiti e al minor prezzo possibile. Sarebbe la situazione ideale. Se però non è possibile (e pare che sia così) preferisco che esista un accesso minimo a un prezzo popolare. Paghi di più chi vuole e può farlo, e già così sarebbe una brutta situazione.

Se è vero che il Lato Oscuro sta vincendo, non è urlando principi inesistenti che lo eviteremo. Scusate se non mi alzo.

Per approfondire:

A joint policy proposal for an open Internet

Telefónica pone en entredicho las tarifas planas “ilimitadas”

Eccellente analisi di Ken Carter sulla proposta Google-Verizon. Da leggere

Google Is Anakin, Verizon Is The Emperor, And The Dark Side Is Winning

Google/Verizon: Evil or just plain right?

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  • http://blog.quintarelli.it Stefano Quintarelli

    La storia dell’operazione chirurgica è una baggianata che viene ripetuta.
    per ragioni di tempi di feedback, la massima distanza a cui si potrebbe fare è padova-milano, per cui costa meno spostare il paziente (e a parte ciò, mica c’è solo internet, oggi il controllo del traffico aereo dove passa ? o i rilegamenti che assicursno la business continuity delle banche ? anche qui, per ragione di latenze nell’aggiornamento dei db, si usano collegamenti diretti in fibra).

    l’argomento “c’è traffico pregiato”, quindi, ha come unica reale risposta che il traffico pregiato viene servito con collegamenti pregiati. già oggi.

    ti invito a vedere il mio video sulla rete in fibra che trovi su youtube o vimeo. lì presento i numeri (soldi). il fatturato di iternet è una caccola rispetto a quello delle tlc. se anche tutti i margini di internet andassero divisi tra i 2000+ operatori di tlc che ci sono al mondo, ciascuno di essi riceverebbe spiccioli. anche questo è un argomento fallace.

    linares parla a moglie perchè suocera intenda. quello che dice è semplicemente non praticabile, sarebbe controproducente per telefonica che, essendo un monopolio sulla terminazione dei suoi utenti, dovrebbe essere stra-regolata come dice giustamente ken carter
    il problema suo non è la neutralità della rete che, con le norme europee, in europa è praticamente assicurata. linares vuole la segmentazione geografica delle regole, per non avere gli obblighi di must-carry procompetitivi.

  • Valerio Porcu

    Ciao Stefano, e grazie del tuo intervento, che mi coglie di (gradita) sorpresa. L’esempio dell’operazione è chiaramente estremo. Serve solo a far capire il concetto, per questo l’ho messo accanto a un video porno.

    A parte questo, non sono ancora convinto che si possa andare avanti a spada tratta in una sola direzione, quella del “liberi tutti”. Certo che le tlc vogliono continuare a guadagnare l’impossibile, ma negare tutto serve solo a fare il loro gioco.

    In Europa abbiamo norme che ci tutelano, e questo è un bene. Con il ritmo di sviluppo delle infrastrutture, se va avanti così, tra non molto ci saranno ragioni credibili per metterle in discussione però.

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