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Google, un gelataio folle che vi deruba dei dati personali

4 settembre 2010
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La gestione della privacy online a qualcuno fa molta paura. Così tanta che un’associazione di consumatori statunitense ha affrontato le spese necessarie per mettere un proprio video sullo schermo gigante di Times Square, uno dei luoghi più simbolici e frequentati di New York.

Il video mostra l’Amministrare Delegato dell’azienda nei panni di un diabolico gelataio. Offre gelato gratis ai bambini del quartiere, e ne approfitta per fare una scansione totale dei loro corpi e dei loro pensieri. Già che c’è svela loro alcuni segreti piccanti sui loro genitori. I poveri bimbi sono sconvolti e perplessi, fino a che gli adulti arrivano, infuriati, e Schmidt fugge.

Lo schermo gigante di Times Square. Bello grosso.

La metafora è semplice quanto disarmante: gli utenti di Google sono bambini sprovveduti, e l’aziende se ne approfitta per fare i propri comodi. Gli adulti capiscono il pericolo, ma il gelataio cattivo finora gli è sfuggito.

Per l’associazione questo video dovrebbe servire come stimolo, affinché il Congresso USA prenda un’iniziativa per fermare Google. L’azienda è il simbolo di come le corporation di Internet siano capaci di raccogliere ogni tipo di dato su di noi. Sanno cosa abbiamo comprato, su cosa ci siamo informati, se abbiamo guardato un video di destra o di sinistra, e chissà cos’altro.

Il video in sé ha qualcosa di spaventoso e angosciante. Potete vederlo qui.

Per il gruppo, che si chiama Consumer Watchdog, Google ci tiene per le proverbiali palle. Hanno preso male i recenti scivoloni con Google Buzz e le auto di Street View. Bisogna fermarli, perché stanno preparando un mondo dove loro hanno le fruste e noi siamo gli schiavi.

Forse è vero, ma credo che sia eccessivo. Di certo Google non prenderà bene questo scherzo, se il video  –ironicamente caricato su YouTube – dovesse mai diventare un fenomeno di massa.

Il fatto è che la privacy online è un concetto sopravvalutato. Semplicemente non esiste. Se volete la privacy, se desiderate fare ciò che vi piace, se volete evitare che altri sappiano ciò che fate o dite, la risposta è solo una: sceglietevi un posto isolato, e liberatevi di computer, telefono, conto bancario e ogni tipo di servizio, compresa l’acqua potabile.

Certo che Google raccoglie i nostri dati. Così come lo fanno Facebook, Microsoft, Apple e tutti gli altri. Il tema delicato è piuttosto come usano questi dati.

Se servono per mostrarmi pubblicità mirate più efficaci, ben venga. Ogni consumatore ha una sua soglia di “resistenza”, e il lavoro dei pubblicitari non può alterarla, per quanto siano bravi. Se invece quei dati vengono usati per ricattarmi, resi pubblici o altre nefandezze, allora chi lo fa merita la galera.

La gestione dei dati personali è un elemento del futuro, in una misura sempre più grande. Se volete combattere contro il futuro accomodatevi; forse però è meglio viverlo, e fare quanto è nei nostri mezzi per renderlo il migliore possibile.

“Ma non voglio vivere nella paura che questo accada”, dice Clint Boulton, e mi sento di sottoscrivere senza esitazioni.

Vivir con miedo es como vivir a medias, dice un motto spagnolo, del quale non sono riuscito a trovare l’autore.  Vivere nella paura è come vivere a metà. C’è bisogno di dire altro?  Scusate se non mi alzo.

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