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MacBook che? L’AppStore per Mac è la grande idea, anche per Windows

23 ottobre 2010
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E così anche Mac OS avrà il suo AppStore. Un po’ me l’aspettavo, anche se avrei detto che l’avrebbero fatto più in là nel tempo. La presentazione di ieri sera non è stata poi un granché, e non è il MacBook Air il vero protagonista. La notizia è che l’AppStore arriva sul desktop.

In effetti avevo rimuginato su quest’idea diverse volte, senza mai decidermi a scrivere il post. La notizia di oggi mi ha dato lo stimolo che mi mancava. Sì, perché l’introduzione di un AppStore per sistemi operativi desktop è la novità più rilevante di quelle annunciate da Apple stasera. Sopratutto a lungo termine, anche perché per ora tutti sembrano avere occhi per il nuovo Air che, bello o brutto che sia, resta solo un altro computer.

AppStore su Mac, grande idea! - Clicca per ingrandire

L’AppStore per desktop è invece una buona idea, e spero che faccia scuola, com’è già successo con gli smartphone.

È un vantaggio per l’utente, che può trovare facilmente tutto quello che gli serve. Il negozio chiaramente deve essere organizzato molto bene, ma si può fare. È c’è anche un buon punto di partenza nei repository di Linux, in particolare Ubuntu. Ed è un bene anche per chi fa il sistema operativo, se decide di gestire e controllare il negozio direttamente. In questo modo può on primo luogo assicurarsi che le applicazioni siano ben fatte e non compromettano la stabilità e la velocità del sistema operativo stesso.

Sarebbe una buona idea sopratutto per Windows. Per Microsoft avere questo controllo sulle applicazioni sarebbe una manna dal cielo, visto che la maggior parte delle lamentele e dei mal di testa generati da Windows sono in realtà da imputassi a una o più applicazioni non sviluppate nel migliore dei modi. E in effetti Microsoft ci sta lavorando, e Windows 8 potrebbe arrivare con il suo AppStore. Spero tanto che questo condizionale sparisca al più presto.  Intanto ci si può fare un idea provando la piattaforma AIR di Adobe. Non è proprio la stessa cosa, ma l’idea più o meno è quella.

Il prossimo MacOS, re nella foresta delle applicazioni?

Naturalmente in un’innovazione del genere ci sono luci e ombre da prendere in considerazione, ma ancora prima di verificarli sono sicuro nel dire che questa è la prossima grande innovazione nel settore dei sistemi operativi e del software in generale. E ancora una volta viene da Apple. (Ok, Ubuntu ci è arrivato prima, ma è pur sempre l’uno per cento del mercato).

Contro

  • Pensando a un AppStore per il sistema operativo non si può evitare di ricordare il controllo maniacale che Apple applica a iOS (iPhone, iPad, iPod). L’azienda di Cupertino non controlla solo la qualità delle applicazioni, ma si prende il diritto di stabilire cosa è moralmente accettabile. Una scelta fastidiosa e arrogante. Non è però obbligatoria. Senz’altro Apple ha già dimostrato di volere seguire la stessa strada da chierichetto anche su MasOS.
  • Se si guarda ad Android l’errore invece è proprio l’assenza di controllo. Il Market Place è solo un “punto di raccolta” per le applicazioni, che però non vengono controllate in nessun modo. Ci sono quelle che funzionano e quelle che crashano, tutte insieme.
  • Caos: un AppStore riunisce potenzialmente centinaia di migliaia di applicazioni, e quindi deve essere organizzato e gestito con molta attenzione. Un problema che porta anche a costi maggiori. Nessuno finora ha fatto le cose per bene, anche se il modello di Apple sembra essere un po’ meglio del MarketPlace. Se dovessi scegliere una strada da seguire sarebbe probabilmente quella di Ubuntu però.
  • Prezzi più alti. Il negozio online significa anche, quasi sempre, che chi vende un’applicazione deve riconoscere parte del guadagno a chi gestisce il negozio. Denaro che, ufficialmente, serve a pagare le spese del negozio stesso. Indirettamente questa situazione può portare ad un aumento dei prezzi per l’utente finale. D’altra parte diventa anche più semplice trovare alternative gratuite al proprio programma preferito, quindi questo punto è parzialmente un vantaggio.

Pro

  • Come dicevo prima l’aspetto vincente è che tutti gli utenti, non solo quelli più esperti o più pazienti nelle ricerche online, possono trovare facilmente quello che cercano, nonché scoprire alternative e novità.
  • Stabilità e qualità: il livello di controllo minimo serve a garantire che le applicazioni funzionino e non creino problemi. Pensando a Windows, ci potremmo finalmente liberare di tutte quelle schifezze che usano male le DLL, distruggono il registro o si lasciano pezzi indietro quando vengono disinstallate.
  • Applicazioni piratate.Con un “Centro Applicazioni” funzionante diventerebbe molto difficile installare software non autorizzato (leggi: senza pagare il dovuto). È un punto delicato, perché da una parte potrebbe spingere molti a operazioni di “liberazione” come il Jailbreak per iPhone. Dall’altra però farebbe contenti i produttori si software, andando a bilanciare in parte uno degli aspetti negativi. È un bene anche per gli utenti però, che grazie alla nuova struttura possono trovare alternative gratis, se non possono permettersi o non vogliono pagare il programma nuovo. Per esempio ci sono tanti che potrebbero trovare interessanti Gimp, Picasa o altri programmi come alternative a Photoshop, che magari usano solo per ritagliare le foto del mare. Tanto me lo ha passato un amico, che mi frega?

Nota: c’è ancora qualcuno convinto che senza software pirata non si possa vivere. Dire “se non mi fa copiare la roba è una schifezza” non è solo ipocrita. È stupido, e alimenta misure antipirateria assurde, arroganti e violente come quelle francesi.

Né carne né pesce

  • Cambia l’approccio allo sviluppo. Pensando sopratutto a Windows questa scelta potrebbe rendere più difficile scrivere le applicazioni. Oppure no:  in effetti obbligherebbe a scriverle bene, cosa che i programmatori dovrebbero già fare da tempo. Sarcasmo a parte tuttavia anche questo aspetto potrebbe far aumentare i prezzi. Un altro elemento chiave è che Microsoft, Apple, Google e tutti gli altri pubblichino e mantengano aggiornate delle chiare linee guida per lo sviluppatore. Questo fattore d’altra parte stimola la concorrenza tra i produttori di software, e questo è un bene.

E si  potrebbe senz’altro continuare. Il fatto è che il modello dell’AppStore può funzionare per tutti i sistemi operativi e piattaforme esistenti e future. C’è davvero un solo vincolo da rispettare, affinché tutto funzioni: deve essere obbligatorio. Se, come succede con Android, si possono installare applicazioni esterne allora siamo punto e a capo. Sarebbe un errore madornale. AppStore, MarketPlace, Centro Applicazioni; chiamatelo come vi pare, ma deve essere vincolante. Solo così si garantisce il controllo minimo e la qualità essenziale del software.

Poi qualcuno deciderà di bloccare le applicazioni erotiche o quelle VoIP, e altri decideranno di controllare solo la qualità tecnica dei prodotti. E così da un giorno all’altro questo elemento diventerà un importante elemento di differenziazione tra i prodotti, che guiderà le nostre scelte d’acquisto. Chi farà le scelte sbagliate venderà meno.


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