Welcome to Magazine Premium

You can change this text in the options panel in the admin

There are tons of ways to configure Magazine Premium... The possibilities are endless!

Member Login
Lost your password?

Steve Jobs come Michelangelo? Houston, abbiamo un problema

22 dicembre 2011
By

Per qualcuno Jobs è da accostare ai più grandi geni

Da quando Steve Jobs è morto, poco più di due mesi fa, si sono scritti fiumi di parole su di lui, a cominciare dalla biografia che ha scritto W. Isaacson. In generale si tratta di opinioni lusinghiere verso il fondatore di Apple, spesso di osservazioni equilibrate, e qualche volta di critiche piuttosto decise.

Tutto normale, visto che stiamo parlando di un divo mondiale. Una condizione più unica che rara per un capo d’azienda, quelli che va di moda chiamare CEO pur senza sapere che significa (a proposito, è Chief Executive Officer, in italiano Amministratore Delegato).

Tutto normale o quasi, perché c’è un buon gruppo di persone che si è spinta in territori che forse era meglio lasciare in pace. Si sono lette e sentite frasi come:

  • Jobs ha cambiato la storia umana
  • Jobs ha rivoluzionato la nostra epoca
  • Jobs come Michelangelo (o anche Leonardo in qualche occasione)
  • Jobs ha fatto cose che passeranno alla storia

Eccessivo è dire poco. Forse esiste un club di geni di cui fanno parte Michelangelo e Leonardo, tra gli altri membri ci potrebbero essere Tesla, Borges, Cartesio, Paul Aster (questo addirittura è ancora vivo), Garcia Marquez, Platone, Calvino, Wittgenstein; e altri che la mia ignoranza profonda m’impedisce di citare.

Ma davvero Steve Jobs non può farne parte, a meno che non si voglia accostare un iMac alla Cappella Sistina, all’Uomo Vitruviano, ai labirinti letterari di Borges, alle Lezioni Americane di Calvino e così via. E chi lo facesse, non me ne vogliate, non può meritare molta stima.

Per quanto sia stato ottimo il suo operato in vita, non si può paragonare a quello dei veri geni che hanno popolato e popolano ancora la nostra storia – molti dei quali a loro discapito magari non saranno ricordati come meriterebbero.

Una distorsione bella e buona. Ma non è colpa di Jobs. E nemmeno di quei pochi che davvero sentono che la loro vita sia cambiata grazie a un iPhone.

No. Il problema è che la nostra epoca è così miserabile, così culturalmente vuota, così arida di pensieri che un’idea del genere può diventare un mantra globale. Anche questo è un effetto collaterale dei geek al potere. A proposito, stasera ho ideato una nuova traduzione (pardon, localizzazione) per questo termine indigesto: incompedante. Se vi piace, sarebbe importante usarlo a sproposito.

Scusate se non mi alzo.

Tags: