Qualche giorno fa è comparso un video su YouTube, nel quale diverse donne si affermano giocatrici di videogiochi (di ogni genere). Il titolo del video è “Gamer Girl Manifesto”, e in quanto tale dovrebbe spiegarsi da sé: vuole essere un documento che afferma la volontà, il punto di vista di queste ragazze, i loro desideri e la loro visione del mondo a cui si riferiscono.

E qual è questa visione? Vale la pena di vedere il video per chi capisce l’inglese, ma si potrebbe riassumere come siamo ragazze e ci piace giocare, non ci piace che i ragazzi ci vedano solo come vagine ambulanti, che ci ritengano stupide, o che giochino con noi solo per una qualche perversione sessuale che capiscono solo loro. Rifiutiamo il sessismo, il razzismo e l’omofobia.
Sembrerebbe una cosa scontata, facile da condividere e apprezzare. Anzi, uno potrebbe quasi sorprendersi che nel 2011, ormai 2012, ci sia bisogno di fare una cosa del genere.
E invece ce n’è bisogno, proprio tanto. Perché poi uno va a leggersi i commenti sotto al video, e quelli pubblicati da lettori di Tom’s Hardware e ti accorgi che c’è qualcosa che non va. Sì perché si scopre subito che tra gli amanti di videogiochi abbondano quelli che hanno trovato questo video inutile, ridicolo, offensivo, stupido, l’opera di gente che “ha la figa al posto del cervello”. E se non bastasse, basta cercare “gamer girl” su Google immagini per avere una conferma visiva di come l’immagine sia distorta.
Maschietti che si sentono moderni perché hanno una console (magari due o tre), un PC, e probabilmente uno smartphone. Gente convinta di “saperne un sacco” perché va nei forum e dice la sua, senza rendersi conto che in verità il loro referente è un mondo piccolo piccolo, in tanti casi meschino, che riflette ben poco del quadro più grande.
Ma non è colpa solo di chi gioca. Riguarda un po’ tutti i geek, almeno quelli con la mentalità da perdenti di cui ho parlato altre volte. Quelli che pensano che certe cose siano giuste solo perché nel loro piccolo mondo – che sembra più un acquario – tutti la pensano allo stesso modo.
Bene! Allora la discriminazione delle donne e le idee medievali sono un problema del mondo videoludico, e un po’ anche di quelli che parlano e guardano alla tecnologia. Si tratta di un problema di referenti limitati e pensiero poco evoluto, ma in generale le cose vanno meglio, no?
Sono solo i giocatori (non tutti, lo so) a pensare che la donna è stupida e può stare bene solo a letto in cucina? Sono solo i (alcuni) geek a essere convinti che ci sono cose al mondo che una donna proprio non può capire? Che quadretto fantastico!
Ma non è così. I commenti al Gamer Girl Manifesto non sono il sintomo di un piccolo mondo malato, quello dei videogiochi, ma il segnale di un problema più grande. Perché nel rapporto tra i sessi e nel riconoscimento del ruolo delle donne di passi da fare ce ne sono ancora tanti.
Se giocatori e geek sono in gran parte degli zotici non è perché il problema sia isolato nel loro mondo, ma solo perché qui è più visibile, palese, quasi sanguinante. Esiste però dappertutto, in Italia più che in paesi “più civilizzati”; se così non fosse non ci sarebbe bisogno di un movimento come “se non ora quando?”, a ricordare che il problema c’è e va affrontato. Se così non fosse non ci sarebbe bisogno di donne che si prendono la briga di chiedere la metà di tutto.
Magari però sono troppo pessimista. Dopotutto ci sono tanti paesi nel mondo dove le cose vanno molto peggio, e dopotutto le ragazze del video mica sono state obbligate a sposarsi con un sconosciuto, a portare il burka o cose del genere. Scusate se non mi alzo.
PS: Mi rendo conto che è un’analisi tagliata con l’accetta. Non volevo fare un post chilometrico, tanto è un tema di cui non si finirà presto di parlare.







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