Produrre un iPhone è un sogno più grande che possederlo
Tutti hanno sentito parlare delle code che si formano davanti ai negozi Apple quando esce un nuovo iPhone o iPad. Articoli, foto e video abbondano in rete, e anche chi non segue la tecnologia probabilmente ha almeno un vago sentore del fenomeno.
Si fa la coda anche per produrre questi giocattoli hi-tech. Ore e ore di coda, com’è successo a Zhengzhou, una delle città cinesi che ospitano gli stabilimenti Foxconn. Questa – nel caso qualcuno non lo sapesse – è uno dei principali fornitori di Apple, e anche di tanti altri marchi del settore elettronica.
La scena si ripete ogni volta che l’azienda decide di aumentare il proprio organico, un’eventualità che si verifica piuttosto spesso e che segue a stretto giro la sempre maggiore diffusione dell’elettronica di consumo. In altre parole, più smartphone, pc e TV compriamo e più cinesi trovano un lavoro nelle fabbriche che li producono. Sembra tutto bellissimo: noi compriamo oggetti adorabili e dall’altra parte del mondo si crea lavoro. Più allegro dell’aroma di biscotti appena sfornati.
Ma quando si parla di Foxconn e di produzione elettronica in Cina si pensa subito a lughi di lavoro infernali, turni interminabili, regole militaresche, sfruttamento, depressione, suicidi. Un quadro terribile, che racconta una sola storia: se possiamo permetterci smartphone o televisori, e perché qualcun altro li paga molto cari.
Tutto vero, com’è emerso in questi giorni. Se le responsabilità di Apple sono tutte da stabilire (soprattutto se l’azienda di Cupertino sia meglio o peggio dei suoi concorrenti) c’è una certezza: i cinesi vogliono lavorare in questi luoghi terribili, a centinaia di migliaia.
Come fa una persona a desiderare una vita simile? Come si fa a trovare nella mercificazione del corpo e del lavoro un obiettivo di vita? La risposta è triste e semplice: per tutte queste persone l’inferno delle fabbriche è la migliore delle possibilità.
Immolarsi al dio silicio per aiutare una famiglia che potrebbe morire di fame, consegnare il corpo ai mastini dei chip per ridurre di uno il numero di bocche da sfamare. Non è colpa di Apple se ci sono le code per consegnare il curriculum (con scritto “laureato”). È che queste persone non hanno sentito parlare del miracolo cinese. Poveretti. Scusate se non mi alzo.







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