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iPhone e iPad: migliaia in coda per farli, non per comprarli

1 febbraio 2012
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Produrre un iPhone è un sogno più grande che possederlo

Tutti hanno sentito parlare delle code che si formano davanti ai negozi Apple quando esce un nuovo iPhone o iPad. Articoli, foto e video abbondano in rete, e anche chi non segue la tecnologia probabilmente ha almeno un vago sentore del fenomeno.

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Si fa la coda anche per produrre questi giocattoli hi-tech. Ore e ore di coda, com’è successo a Zhengzhou, una delle città cinesi che ospitano gli stabilimenti Foxconn. Questa – nel caso qualcuno non lo sapesse – è uno dei principali fornitori di Apple, e anche di tanti altri marchi del settore elettronica.

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La scena si ripete ogni volta che l’azienda decide di aumentare il proprio organico, un’eventualità che si verifica piuttosto spesso e che segue a stretto giro la sempre maggiore diffusione dell’elettronica di consumo. In altre parole, più smartphone, pc e TV compriamo e più cinesi trovano un lavoro nelle fabbriche che li producono. Sembra tutto bellissimo: noi compriamo oggetti adorabili e dall’altra parte del mondo si crea lavoro. Più allegro dell’aroma di biscotti appena sfornati.

 

 

Ma quando si parla di Foxconn e di produzione elettronica in Cina si pensa subito a lughi di lavoro infernali, turni interminabili, regole militaresche, sfruttamento, depressione, suicidi.  Un quadro terribile, che racconta una sola storia: se possiamo permetterci smartphone o televisori, e perché qualcun altro li paga molto cari.

 

Tutto vero, com’è emerso in questi giorni. Se le responsabilità di Apple sono tutte da stabilire (soprattutto se l’azienda di Cupertino sia meglio o peggio dei suoi concorrenti) c’è una certezza: i cinesi vogliono lavorare in questi luoghi terribili, a centinaia di migliaia.

 

Come fa una persona a desiderare una vita simile? Come si fa a trovare nella mercificazione del corpo e del lavoro un obiettivo di vita? La risposta è triste e semplice: per tutte queste persone l’inferno delle fabbriche è la migliore delle possibilità.

 

Immolarsi al dio silicio per aiutare una famiglia che potrebbe morire di fame, consegnare il corpo ai mastini dei chip per ridurre di uno il numero di bocche da sfamare. Non è colpa di Apple se ci sono le code per consegnare il curriculum (con scritto “laureato”). È che queste persone non hanno sentito parlare del miracolo cinese. Poveretti. Scusate se non mi alzo.

 

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  • Cilloider

    Non è proprio così.
    Il pianeta degli occidentali non ha ancora capito bene come funziona il pianeta degli orientali.
    Occidentalmente sottovalutiamo molto la cultura orientale e quando vediamo questi fenomeni, difficilmente non abbozziamo ad un sorrisetto di superiorità, come a dire che “Noi” queste cose le abbiamo già passate.
    Pensiamo ai libri di scuola, al paragrafo “rivoluzione industriale” alla migrazione dalle campagne alle città..e via dicendo…
    Ma in realtà anche se ci sono sicuramente delle affinità…la situazione cinese come quella indiana è assai differente dalla nostra storia.
    Jaspers diceva che l’occidente sarebbe niente se non guardasse ad oriente.
    La Cina è una cosa enorme, culturalmente molto potente anche perchè in piena revisione della propria identità in parte cancellata dalla rivoluzione rossa.
    Il passato rivive in Cina, il cinese se una volta non voleva dire quasi nulla, ora si sta affermendo come termine identitario.
    Le megalopoli da milioni di abitanti costruite in 6 o 7 anni cominciano a spopolarsi, il sogno dell’economia di mercato si sta pian piano affievolendo, dato che pian piano traspare la consapevolezza che lo status di consumatore comporta troppe rinunce.
    Tanti tornano alla campagna.
    La Cina è molto veloce, molto è stato pianificato dall’onnipotente e onnipresente partito, ma molte cose sono sfuggite di mano.
    In occidente ad esempio c’è stato il fordismo, una visione che stimolava economia e consumi, ora in Cina anche a fronte di un aumento annuale del 7,8% delle retribuzioni, difficilmente un operaio potrà permettersi la merce che produce.
    La merce non è sua, è commissionata dall’Occidente, non c’è identificazione culturale sull’oggetto, cosa che qui in Occidente è quasi connaturata.
    Iphone non è identità! Ma fuga quindi!

    La vera rivoluzione ci sarà quando la Cina avrà finito il suo processo di ricostruzione storica, dove quindi l’affermazione di uno stile cinese sarà ben identificabile da qualsiasi alieno (noi), ma a quel punto (manca poco) non ci sarà più spazio per Apple e i suoi gingilli ne per altri gingilli occidentali, mentre saremo noi ad avere una crisi culturale (già la stiamo avendo) e ad assumere atteggiamenti emulativi, quindi a consumare prodotti di design cinese dall’infallibile qualità cinese.
    Gli Spaghetti sono Cinesi, come anche gli ombrelli!….non scordiamocelo.