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Depressi attenti, Facebook non fa per voi

3 febbraio 2012
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Se sei di cattivo umore, stai lontano da alcol, droghe e social network

Facebook è come alcune droghe, perché infiamma gli aspetti più forti del carattere. Come la Cannabis, se sei depresso ti manda ancora più a fondo, se sei un tipo allegro ti fa sorridere di più.

 

E sì che uno potrebbe pensare il contrario. Sì perché sarebbe lecito immaginare, e molti lo fanno, che Facebook è un salvatore per quelli che hanno un qualche problema di autostima; perché socializzare sul sito blu (anche il colore sarebbe quello giusto) è più facile, ti tiene più al riparo dai traumi, invita le persone a cliccare su mi piace. Insomma uno si potrebbe immaginare che Facebook sia la terapia perfetta per i tristi a oltranza, gli sconsolati senza speranza e i depressi della domenica.

E invece no. C’è chi ha fatto uno studio scientifico che dimostra il contrario. Il fatto è che i “musoni” tendono a postare cose negative, tristi, o almeno poco allegre. Cose che non piacciono ai loro amici. Invece chi posta cose positive non è solo più apprezzato, ma riceve anche più attenzioni quando si lamenta di qualcosa, perché tutti tendiamo a pensare “Hey, Mario di solito è solare e positivo, se si lamenta dev’essere per qualcosa di serio”.

 

E così torniamo ancora una volta a Dale Carnegie, a Freud, indietro fino alla tragedia greca. Chi è infelice è solo nella sua scalata all’abisso. Puoi trovare un compagno di viaggio che ti sostenga (anche a pagamento), ma non puoi trovare quello che cerchi facilmente. Soprattutto se quello che cerchi è quello che cerchiamo tutti, cioè l’apprezzamento degli altri – anche nella miserabile forma di un click.

 

Il corollario di questo studio è però forse la cosa più deprimente. Per avere successo, su Facebook e dappertutto, la chiave è sorridere sempre, dire sempre cose belle, replicare quel modello di solarità posticcia che sappiamo essere inequivocabilmente posticcio. Bell’affare. Scusate se non mi alzo.

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