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Isaac Asimov usato per una pubblicità da due soldi, miserie online

11 febbraio 2013
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Perché la pubblicità dovrebbe avere qualche regola vera

Il mio stipendio lo paga la pubblicità online, e lo stesso vale per i miei colleghi e per i collaboratori esterni di Tom’s Hardware. Un discreto numero di persone che paga il mutuo e mantiene i figli grazie al mercato dell’advertsing, e che ci mette in comune con tanti lavoratori dell’informazione e dell’intrattenimento.

Fino a qui nulla di strano, così come non è strano che, per come la vedo io, usare AdBlock su un sito come Tom’s Hardware sia esattamente come rubare. Anzi peggio, perché chi lo fa danneggia noi senza guadagnarci nulla se non una miserabile soddisfazione personale.

asimov

Ecco, magari ho una posizione radicale sull’argomento ma non per questo sono disposto a tollerare di tutto in tema di pubblicità. Di casi in cui si passa la misura ce ne sono tanti (e infatti persino io ho un profilo di Google Chrome con AdBlock attivato).

Uno di quei casi è emerso qualche giorno fa, quando qualcuno ha notato l’annuncio di una scuola di lingue che usava il faccione di Isaac Asimov, uno dei padri della fantascienza, e di certo uno degli scrittori più influenti e rilevanti del ventesimo secolo.

È piuttosto ovvio che nessuno dei familiari di Asimov ha autorizzato l’uso del suo volto per una pubblicità da due soldi, ma non basta per accusare l’azienda che lo ha fatto. Infatti è del tutto probabile che Pimsleur Approach abbia semplicemente comprato una campagna pubblicitaria da qualcun altro.

HuffingtonPostIsaacAsimovAd020013

E questo qualcun altro che ha fatto? Ha preso la faccia di Asimov e l’ha usata indebitamente, e come se non bastasse ha scelto il ritratto che ne ha fatto Rowena Morill (http://www.rowenaart.com/images/isaac.html), che verosimilmente non ha concesso il permesso. Chissà, magari i responsabili del fattaccio non sanno nemmeno chi è Asimov, e quella gli è sembrata solo la faccia giusta da mettere nell’annuncio?

Ignoranti come dei caproni? Senz’altro. Stupidi come le proverbiali galline? Garantito. Irrispettosi come monelli da romanzo d’appendice? Sicuro. Continuo a difendere la pubblicità come strumento per animare il commercio e come fonte di ricchezza (per tutti), ma non potremmo inventarci tre regolette inviolabili per i pubblicitari come quelle che dovevano seguire i robot di cui scriveva Asimov?

IsaacAsimov2

Non so, butto lì un esempio:

1)      Per lavorare in pubblicità è obbligatorio aver letto almeno dieci numeri di Topolino

2)      Il pubblicitario non userà mai parole né immagini che non capisce (ok, questo potrebbe lasciarli un po’ disarmati)

3)      Il capo pubblicitario dev’essere esperto di qualche argomento serio, tipo la teoria della letteratura comparata o la meccanica quantistica

Se qualcuno ha suggerimenti, lo spazio dei commenti è a disposizione. Scusate se non mi alzo.

  • Invece di suggerire la lettura di un fumetto ideato da un massone perché non spingere a leggere il primo capitolo del primo libro della Metafisica di Aristotele (tradotto da G. Reale)?

  • Prendo nota del suggerimento, ma l’idea di questo post non era inneggiare ad Asimov, ma denunciare la deriva culturale nel mercato pubblicitario. In ogni caso prendo nota.

  • Io avevo risposto al tuo invito “Se qualcuno ha suggerimenti, lo spazio dei commenti è a disposizione.” L’assenza di cultura di chi lavora nelle agenzie pubblicitarie è terribile. Infatti ho suggerito il primo libro della Metafisica perché lì si parla dell’importanza del conoscere. “Tutti gli uomini per natura tendono al sapere”.

  • sadsa

    Massone? Non pensavo ci fossero ancora pazzoidi complottisti che credono a ‘sta roba. Spero tu non faccia sul serio.

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