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Supercomputer batte medici umani. Il Dott. House non si scompone ma rosica

14 febbraio 2013
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Azzecca più diagnosi, trova cure migliori, costa meno

L’IBM Watson è uno dei supercomputer più interessanti al mondo, non tanto per la sua potenza hardware (che comunque non è certo bassa), quando per il software che sfrutta. Si tratta infatti di una macchina capace di esaminare i dati e “predire” i risultati interpretando le informazioni, applicando meccanismi deduttivi che, più o meno, sono ancora una prerogativa del cervello umano.

Watson si guadagnò gli onori della cronaca ormai un paio di anni fa, quando riuscì a battere dei (bravissimi) concorrenti in un quiz televisivo chiamato Jeopardy, nel quale per vincere bisogna capire qual è la domanda a partire da indizi di vario tipo. Bisogna cioè ragionare in un modo che, generalmente, i computer non sanno applicare.

Watson invece sì, e nei mesi successivi IBM ha deciso di metterlo alla prova con il mondo della medicina: l’idea era quella di mettere insieme un database enorme d’informazioni, e usare questo incredibile computer per formulare diagnosi e assegnare terapie. Per chi ama i tecnicismi, si tratta di analisi dei “big data”.

House si sentiva molto figo

House si sentiva molto figo

 

Nei mesi Watson ha studiato e si è applicato molto, è recentemente è giunto il tempo degli esami. Confrontato con medici umani, è emerso che il supercomputer è stato migliore degli avversari tanto nel diagnosticare il problema quanto nello stabilire come procedere con la cura. Una pessima notizia per i Dottor House di tutto il mondo – e magari qualcuno sta già temendo per il proprio lavoro, senza ragione.

A questo punto qualcuno dirà “sì vabbè, ma chissà quanto costa”. Mica tanto: il costo per paziente con Watson è meno della metà rispetto a quello dei medici umani: 497 dollari contro 189.

Incredibile è dire poco, soprattutto se si considera che il “cervello” di Watson funziona quasi esclusivamente su base linguistica. La comprensione di parole, frasi ed espressioni è tutto ciò di cui ha bisogno per funzionare, e a quanto pare piuttosto bene. Questo gli dà un vantaggio determinante: un povero essere umano può essere il migliore dei medici, ma solo per tenersi aggiornato dovrebbe leggere 160 ore a settimana. Il supercomputer ovviamente ci mette molto meno tempo, e per di più ricorda tutto benissimo.

Ciliegina sulla torta: ogni ospedale al mondo, potenzialmente, può usare Watson. IBM infatti lo affitta online. Un bel vantaggio, perché di Dottor House non ce ne sono mica tanti in giro, e di casi difficili invece sì.

La notizia gli ha spezzato il bastone

La notizia gli ha spezzato il bastone

Ecco, questa è una di quelle innovazioni che andrebbero trasformate subito in realtà. Watson non è ancora pronto a sostituire medici umani, ma potrebbe da subito contribuire a salvare delle vite. Non è ancora un linguista perfetto, ma potrebbe trovare risposte impossibili per un medico in carne e ossa.

E allora perché non usarlo? Perché non mettere nel budget dei ministeri una cifra annuale da spendere per consultare questo medico virtuale? Si potrebbero fare grandi cose, e per di più risparmiando. E invece cosa succederà? Lo faranno in altri paesi, e qui da noi ne parleranno i giornali con toni da fantascienza. Già me li vedo quelli al bar sotto casa commentare i “miracoli americani”.

Da noi invece ci sarà da aspettare, da prendere il numerino, da fissare l’appuntamento e da sperare, perché i medici – l’ho vissuto anche di recente – si aspettano ancora di essere trattati come dei semidei dai pazienti.

Usare una macchina per prendere decisioni vitali, o anche solo per farsi aiutare? In italia? Dove nessuno accetta l’aiuto di nessuno? Dove siamo tutti bravissimi e a prova di errore? E togliere potere a gente che non lo merita? Ammettere che anche quelli che “hanno studiato” possono sbagliare? Non diciamo assurdità. Scusate se non mi alzo.

  • Aleksi

    Buon Compleanno, laureandi in medicina! 

  • roberto mangherini

    ma il software è open source? (se come no…)

  • Sinceramente non lo so, ma conoscendo IBM è possibile, anzi probabile, che lo sia almeno in parte.