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	<title>Scusate se non mi alzo &#187; istruzione</title>
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	<description>Tecnologia e irriverenza</description>
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		<title>Università unite per condividere online. È P2P, nobile e autorizzato.</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 23:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Porcu</dc:creator>
				<category><![CDATA[istruzione]]></category>

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										</div>Dieci università spagnole, sopratutto catalane, hanno deciso di dare vita ad un progetto che mette in pratica uno dei concetti fondanti della didattica e della formazione digitale. I professori useranno un unico sito web per mettere online i materiali, che saranno accessibili a chiunque, salvo poche eccezioni. Al momento ci sono già 900 documenti, pubblicati da 829 professori, in tre lingue: castigliano, catalano e inglese, anche se questo non significa che ogni documento è disponibile in ognuna delle tre lingue. E non si tratta di libri protetti da copyright, ma di appunti e schemi usati a lezione. Chi conosce un po&#8217; l&#8217;università sa che non è una novità assoluta. Fortunatamente quasi tutti gli atenei usano la rete in modo più o meno proficuo. Non sempre però è davvero utile, ma poter accedere ad un sito e trovare gli appunti che quel professore ha usato in quella lezione non ha prezzo, sia per uno studente che per un appassionato. La prima cosa che noto, ancora una volta, è come purtroppo l&#8217;Italia sia indietro. Non come tecnologie, non come infrastrutture. Siamo indietro come cultura: nel nostro modo di pensare e di agire, dal baretto malfamato all&#8217;accademia più premiata, in quasi nessun contesto [...]]]></description>
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		<title>Internet a scuola, e anche all&#8217;esame. In Danimarca si può.</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 20:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Porcu</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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										</div>Gli studenti danesi avranno accesso a Internet  a scuola. Embé?, direte voi, sai che novità! La novità è che i ragazzi potranno accedere ad internet durante l&#8217;esame di fine anno. Per ora, in via sperimentale, solo in 14 scuole, ma si spera di farla diventare abitudine nazionale entro il 2011. Durante gli esami gli studenti possono accedere a tutta la rete, ma non comunicare tra loro o con altre persone. Di fatto, però, non è possibile impedire ad uno studente di mandare una mail ad un altro, chiedendo una risposta. La moneta che vale, qui, è la fiducia. Quella e il rischio d&#8217;espulsione, se vi viene pizzicati a violare le regole. Eccola qui, la vera rivoluzione copernicana nella scuola. E per farla non servirebbe nemmeno spendere denaro, tanto o poco, in computer e lavagne elettroniche. No, basterebbe convincere gli insegnanti, e chi li forma, a trasformare il rapporto con gli alunni e con la professione. Non so se la Danimarca è avanti anche in altri campi, ma di sicuro questa è la lezione più sonora e convincente che si poteva dare al nostro, e non solo, sistema scolastico. Ecco i più lampanti aspetti positivi di questa sceleta: Insegnare la modernità: [...]]]></description>
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		<title>In Uruguay, un portatile per ogni alunno delle elementari</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 20:31:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Porcu</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>

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										</div>In tutto il mondo da qualche anno si parla di come si dovrebbe introdurre la tecnologia nella scuola, a cominciare da quelle elementari. Più che altro, a dire la verità, si blatera. In Italia, a sentire ministri e dirigenti, tra non molto vedremo una pioggia di lavagne elettroniche, connessioni veloci, computer moderni e chissà cos&#8217;altro. E invece c&#8217;è qualcuno che non strilla e agisce. L&#8217;Uruguay, un paese relativamente povero, sarà il primo al mondo a dare ad ognuno dei suoi bambini un computer portatile, per un totale di 362.000 ragazzini felici. Le macchine sono quelle volute da J. Negroponte, che si è inventato il progetto OLPC, One Latop per Chils. Ci sono voluti 174 euro per bambino, un cifra piuttosto contenuta, che include costi di gestione e riparazione, formazione dei professori e connessione a Internet. Tanti soldi? No, non molto, solo il 5% di quello che la nazione investe nell&#8217;educazione. Non il cinque per cento del pil, attenzione, ma il 5% di quello che s&#8217;investe in educazione. Immagino che anche in Italia ce lo si potrebbe permettere, no? Come se non bastasse, il ministero ha fatto in modo di dare a ben 300mila di questi computer una connessione a Internet, [...]]]></description>
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		<title>Un piccolo passo per la morte della stampa, un passo enorme per una rivista accademica</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 01:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Porcu</dc:creator>
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										</div>Ecco perché tanto rumore sul farsi pagare le notizie online, perché la stampa è più vicina alla propria dipartita di quanto si pensi. Ecco come un&#8217;importante istituzione accademica sta passando, piuttosto in fretta, al &#8220;tutto digitale&#8221;, e lo sta facendo, guarda un po&#8217;, perché sono i lettori a volerlo, proprio quei lettori che decidono come deve essere un prodotto editoriale, e che cosa significa di qualità. Certo, la Società Americana di Chimica ammette di avere &#8220;obiettivi diversi dalla stampa commerciale&#8220;, e infatti le pubblicazioni accademiche hanno tirature bassissime e prezzi molto alti. Eppure c&#8217;è chi le compra. Un altro modello dal quale prendere esempio. Passare velocemente al digitale una volta per tutte, così si eliminano i costi di stampa, si fa un po&#8217; (poca) di ecologia, e il lettore si può leggere in pace quello che gli pare. Post Correlati News a pagamento, una macchia di petrolio che si espande Il destino dell'informazione gratuita sembra sempre più quello di un condannato a morte in attesa di grazia. Dopo le rumorose dichiarazioni di Rupert ... Ecco i DRM per le notizie. 3, 2, 1 &#8230; Ecco come Associated Press vuole proteggere le notizie online. Non proteggendole. Il sistema che hanno presentato [...]]]></description>
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		<title>La guerra dei cent&#8217;anni è online.</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 15:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Porcu</dc:creator>
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		<category><![CDATA[istruzione]]></category>

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										</div>Ecco, i dati di servizio di 250.000 soldati saranno messi online, così tutti sapranno chi ha ammazzato chi, quando si sono arruolati, quali paesi hanno razziato e quanti figli illegittimi hanno si sono lasciati alle spalle. Forse a loro non fregherà molto della privacy, visto che sono veterani della guerra dei cent&#8217;anni, e si sa che nel 14esimo e nel 15esimo secolo &#8220;non si guardava in faccia nessuno&#8221;. Le cose non sono molto diverse da oggi, a ben guardare: si arruolavano dodicenni, e l&#8217;unico imperativo era fare più morti dell&#8217;altro, e più a lungo sopravvivevi più battaglie combattevi, come quello che è andato avanti per 43 anni. Ecco la cosa divertente: la Gran Bretagna ha un registro preciso di una guerra vecchia di secoli perché erano ossessionati, già allora, dall&#8217;idea di spendere bene i soldi pubblici. Sì, proprio loro, quelli che fanno dimettere un ministro se spende 50 euro pubblici per una cena. Noi, invece, se riusciremo a digitalizzare, nel 2020, i dati prodotti nel 2010, potremo ritenerci belli contenti, sì sì. Post Correlati Segnali di guerra tra giornalisti e Google che Google ha recentemente ricevuto da parte di diversi giornali, a cominciare da quelli di proprietà di Rupert Murdoch. [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;università e i libri gratis. Harvard insegna ancora qualcosa.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 14:53:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Porcu</dc:creator>
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										</div>L&#8217;Università di Harward compie un nuovo e importante passo nel mondo digitale: metterà su Sribd 1000 dei suoi testi. Scribd è un servizio per condividere libri, una sorta di &#8220;Napster della letteratura&#8221;. Si tratta di testi accademici importanti, di quelli sui quali è difficile mettere le mani, e che molti studenti, così, potranno consultare senza grossi problemi.  Sembra scontato, ma proporre libri digitali alla facoltà di lettere, ancora oggi, potrebbe essere un buon modo di tornare a casa con un occhio nero. Da umanista, la scelta di Harward mi piace molto. Anche io ho il feticcio dei libri, ma se non posso averlo su carta, va bene su file, soprattutto se è una cosa che m&#8217;interessa davvero. Per di più con Scridb è anche possibile, ma non garantito, proteggere il diritto d&#8217;autore, e magari vendere i libri. Il modello predefinito, comunque, è quello gratuito. Tanti, tantissimi studiosi già conoscono Scribd, e lo usano per condividere il loro lavoro. Grazie a questo servizio, tante ricerche hanno fatti passi da gigante. Da noi, però, fatico a immaginarmelo. Noi italiani facciamo fatica a condividere praticamente ogni cosa, meno che meno le informazioni. Figuriamoci un ricercatore che rende pubblico il suo lavoro, a gratis, [...]]]></description>
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		<title>Wiz World Online, imparare giocando</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 12:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Porcu</dc:creator>
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										</div>Wiz World Online, è un mondo virtuale dove bambini cinesi possono imparare l&#8217;inglese. Lo hanno creato per affrontare un problema che conosciamo quasi tutti, vale a dire le difficoltà nell&#8217;apprendimento di una nuova lingua. In Italia abbiamo inventato eufemismi come &#8220;inglese scolastico&#8221;, per dire &#8220;qualcuno ha provato a insegnarmi l&#8217;inglese, ma non ha funzionato&#8221;. Però possiamo scriverlo sul curriculum. È chiaro che ci vuole una soluzione migliore. La didattica delle lingue è una disciplina complessa e piena di sfumature, ma tutti gli approcci sono concordi su un fatto: la pratica è un elemento imprescindibile, senza il quale tutto il resto è inutile. Wiz World Online permette ai bambini di far pratica, aggiungendo un altro elemento fantastico, sottovalutato da sempre: il gioco. Per alcuni (pessimi) insegnanti se un alunno si diverte non può imparare. Per come la vedo io, se si trova un modo di far ridere un alunno, si trova anche la chiave ai suoi meccanismi cognitivi. Il divertimento può avere diversi aspetti, persino quello della paura, che è il mio preferito e quello del dott. Cox, della serie Scrubs. Wiz World Online, a quanto ho capito, è un vero gioco, con i draghi, le caverne, i villaggi e i [...]]]></description>
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		<title>Un Kindle per ogni studente</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 10:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Porcu</dc:creator>
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										</div>Alcuni esponenti del partito democratico (quello vecchio) vorrebbero dare un Kindle ad ogni studente degli Stati Uniti, per ridurre i costi dei libri di scuola. Propongono di cominciare da 400.000 unità, per un anno, come esperimento. Sarà contenta Amazon, ma io ho qualche dubbio: non ci si dovrebbe preoccupare di come insegnare e formare meglio gli studenti? Kindle, permette di leggere libri elettronci, ne contiene molti e costa un sacco di soldi. Post Correlati Google vuole rubare un avvocato al Dipartimento di Giustizia Google cerca un principe del foro, un avvocato che ne sappia parecchio di privacy e dati sensibili, e che, immagino, gli farà da scudo se ... Wiz World Online, imparare giocando Wiz World Online, è un mondo virtuale dove bambini cinesi possono imparare l'inglese. Lo hanno creato per affrontare un problema che conosciamo quasi tutti, vale ... Anche la EFF contro Google Books Alla fine doveva succedere. Anche la EFF ha qualcosa da ridire sull'accordo tra Google e gli editori. Eppure quando facevo la tesi sarei stato felicissimo ... Google e i libri digitali. Si discute per un milione di orfani. La EFF si è presa il disturbo di riportare le affermazioni e i conti di Google, [...]]]></description>
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