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“Indietro? Neanche per prendere la rincorsa”

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“Indietro? Neanche per prendere la rincorsa”

Il passaggio a .NET: storia di uno psicodramma collettivo.

 

E tu, adesso che mi hai visto come sono veramente, riesci ancora a guardarmi?

George Orwell – 1984

Il titolo cita Che Guevara. Che non programmava, ma di brama di cambiamenti se ne intendeva. Nel precedente post ho riesumato nostalgicamente il vecchio mondo Visual Basic/COM, con le sue idiosincrasie e i suoi limiti e della grande brama di cambiamento dell’epoca, di disporre di uno strumento più potente e al passo coi tempi. Poi è accaduto l’irreparabile: il sogno si è realizzato. Mentre i detrattori di Microsoft continuavano a dipingere i tool di sviluppo e le tecnologie di questa quasi come il male assoluto e mentre i loro utilizzatori, pur tra qualche incertezza e con qualche rivendicazione continuavano ad usarle e ad esaltarli, Microsoft faceva tesoro dei meriti della concorrenza, evidentemente per trarne ispirazione, ne osservava i limiti e i difetti, evidentemente per evitarli, rifletteva sui pregi dei propri prodotti e ne riconsiderava i difetti. Il risultato, datato 2001, è .NET: poco o nulla della tecnologia Microsoft precedente, tanto o quasi tutto della tecnologia degli altri, ma portata ad un livello di perfezione progettuale tale da minimizzarne l’effetto somiglianza (ve li ricorderete i giapponesi di qualche tempo fa…).

Gli sviluppatori su tecnologia Microsoft, ben abituati alla cura che la casa aveva sempre offerto ai propri accoliti, cura fatta essenzialmente nell’evitare ai propri pupilli di dover gettar nulla o quasi delle conoscenza precedente, si aspettavano, anche questa volta, una transizione quasi indolore; certo un po’ più audace, ma sicuramente alla portata di tutti, come già era accaduto nel passato. Avevano chiesto un Visual Basic che fosse più ricco e ad oggetti, ed ecco Visual Basic .NET, avevano chiesto un ASP che fosse finalmente più potente e più vicino al modello di programmazione tradizionale, pur conservando lo spirito e la semplicità di ASP 3.0, ed ecco ASP.NET, avevano desiderato un linguaggio simile a Java che non obbligasse i programmatori C++ a continuare a fare salti mortali per sviluppare in ambienti poco predisposti alla scrittura di applicazioni gestionali ed ecco C#. Infine avevano chiesto un COM che fosse più semplice, ma al contempo più potente, ed ecco .NET Runtime. Per non dimenticare un ADO, con la sua eredità spirituale in ADO.NET.

Semplice, vero? Un sogno che si realizza… E invece non proprio: i prodotti di classe .NET hanno mantenuto le loro promesse, almeno buona parte di esse, ma nessuno dei Vibbisti ortodossi, dopo un primo sguardo, può davvero aver creduto che sarebbe stato sufficiente aggiungere il postfisso .NET ai prodotti precedenti per renderli simili, ma più potenti. La dura realtà si è dimostrata essere che Visual Basic non esisteva più e Visual Basic .NET, pur essendo quello che prometteva di essere, cioè un ambiente OOP puro e alla pari con gli altri linguaggi della piattaforma, c’entrava poco o nulla con il vecchio caro VB se non per scimmiottarne la sintassi. Qualcuno dirà il re è morto, viva il re, ma resta il fatto che per un programmatore Delphi, C++ o Java imparare Visual Basic .NET e tutto il resto del .NET Framework è certamente più semplice che per uno sviluppatore Visual Basic 6. Lo stesso ASP.NET surclassava in tutto il suo progenitore ASP 3.0, e rappresentava sicuramente il framework per web application più potente tra quelli in circolazione del tempo. Si trattava di tecnologie nuove, potenti e straordinarie, ma che nulla c’entravano con quelle precedenti dello stesso produttore.
Anch’io ho vissuto la stessa tragedia: cioè il passaggio alla nuova tecnologia. E vi posso assicurare che non è stata una passeggiata di salute. Presto o tardi tutti hanno effettuato il passaggio, tant’è che Visual Basic 6 resta un vago ricordo degli ultratrentenni. E nessuno di questi si è stupito, nonostante il doloroso ma vantaggioso passaggio, se un giorno si è ritrovato a volgere uno sguardo amorevole alla scatola di cartone del nuovo tool di sviluppo e a sorriderle con rassegnata e al contempo autentica gioia, come un novello Winston Smith

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